Profughi di Cona, stadio vietato: «prima vaccinarsi»

«Per ovvie ragioni di igiene e sanità pubblica, è stato sospeso l’accesso a questo impianto sportivo a tutte le persone accolte presso il campo base di Cona che sono in attesa di essere sottoposte ai previsti controlli sanitari e vaccinazioni». Così, scrive Diego Degan sul Mattino a pagina 15, la società calcistica Asd Pegolotte ha reso noto, in un annuncio affisso negli spogliatoi, che lo stadio “don Mario Zanin”  è proibito ai profughi che giocano nella squadra del Pegolotte e nel Campo Cona, una formazione interamentecomposta da migranti che gioca in un campionato amatoriale. Ad allarmare la società è il caso sospetto di meningite (poi confermatasi encefalite non contagiosa) riscontrato in un ragazzo di 19 anni proveniente dal Bangladesh e ospitato al campo profughi di Conetta.

In realtà nessuno di questi giocatori è malato e sono tutti in regola con le vaccinazioni previste. Si interrompe, così, un’esperienza di integrazione che dura quasi da un anno e mezzo. «Non vorrei che passasse il messaggio che siamo una società razzista – dice Nicola Botton, ex presidente dell’Asd Pegolotte -. La verità è che non abbiamo avuto praticamente scelta e se la situazione si chiarirà, io sarò il primo ad andare alla base a invitare quei ragazzi a tornare». «Quando è scoppiato il caso della meningite, o quel che era, tutti si sono preoccupati e hanno detto chiaramente che, se i profughi continuavano a frequentare il nostro impianto, avrebbero ritirato i loro bambini –, continua Botton -. per una piccola società come la nostra (…) una simile prospettiva sarebbe stata disastrosa. Quindi abbiamo preso quel provvedimento (…) E’ stata una scelta sofferta».

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