VicenzaOro etica e sociale. E gli Sharma?

La responsabilità d’impresa è il tema dell’edizione di quest’anno. Come prima la Fiera vicentina, ora anche la Ieg (fusione con Rimini) sventola il contestato accredito sociale Onu. Ma c’è un’incoerenza

Poco tempo fa, in una galassia vicina vicina, c’era una fiera a Nordest che per 40 milioni di euro di debito (causa mutuo del nuovo padiglione) un nuovo padrone trovò: Rimini. La Fiera di Vicenza, rinomata vetrina di un distretto orafo tenace ma in declino, ha ben il 19% nella fusione coi riminesi, denominata Italian Exhibition Group (Ieg). Mica male. E’ poco, praticamente un’incorporazione, ma fatti i conti non è male: meglio non pensarci neanche, infatti, alla possibile alternativa – anche perché, dopo la rottura con Verona, difficile trovarne anche solo un’altra. L’obiettivo, dice al GdV di ieri il suo vicepresidente Matteo Marzotto (scelto evidentemente come uomo-immagine per la rituale raffica di interviste in occasione di VicenzaOro January partita oggi; il presidente Lorenzo Cagnoni, prudentemente, non si espone), sono le porte aperte a nuovi soci – finora, ricordiamolo, in maggioranza quasi totalitaria pubblici, cioè coi soldi nostri. Con quali strategie? Ce lo dirà alla prossima intervista – sempre che ne dia mai una a cui si sottopone a domande vere: faccia un fioretto, la luce dell’informazione gliene sarà grata. E anche noi umili cavalieri della suddetta luce.

A proposito di Cavalieri: è sempre grazie a lui, al Gaetano, e alla sua Confederazione Mondiale della Gioielleria (Cibjo) che la Fiera vicentina, anzi questa volta tutta la Ieg, riesce ad accreditarsi al prestigioso Consiglio Economico e Sociale delle Nazione Unite (Ecosoc). Cioè: attraverso (come da nota stampa: «through») l’organizzazione presieduta dal Cavalieri, la società vicentino-riminese può bazzicare il Palazzo di Vetro. Negli anni passati noi si era più volte chiesto, assieme a qualche consigliere comunale di Vicenza (Liliana Zaltron del M5S), di mostrare, semplicemente, una normale certificazione che attesti che non Cibjo, ma proprio la spa fieristica berica fosse direttamente accreditata. Non è mai arrivato nulla.

Ma noi crediamo per fede a Marzotto e al direttore generale Corrado Facco. Siamo buoni ed eticamente responsabili pure noi, nel nostro piccolo. O almeno ci sforziamo di esserlo. Forse la Ieg dovrebbe fare uno sforzino ulteriore, però. Vediamo perchè. A parole, il frontman Matteo si è profuso nello spiegare in lungo e in largo il filo rosso di quest’edizione di VicenzaOro: “The Responsible Gold”, l’attenzione alla sostenibilità sociale d’impresa, al commercio etico, al rispetto dei diritti umani, alla salvaguardia del diritto-dovere al lavoro, alla difesa della salute. «Siamo tornati da pochi giorni da New York – ha detto soddisfatto Marzotto al Sole 24 Ore – dove Ieg ha ricevuto l’accreditamento formale, tramite Cibjo, la Confederazione mondiale della gioielleria, presso Ecosoc, il Consiglio economico e sociale dell’Onu per la promozione e l’implementazione delle attività relative alla Corporate social responsibility (Csr) nella filiera del gioiello e dei preziosi. È da molto tempo e ancor prima del mio arrivo che VicenzaOro è impegnata a diffondere la cultura della Csr, con i suoi risvolti sociali ed economici lungo tutta la filiera. Non si può prescindere da una forte attenzione verso la sostenibilità e la responsabilità e la Csr è un asset fondamentale anche nel settore della gioielleria».

Non si può, certo che non si può. Se ci dice che non si può, non si può. E infatti al padiglione 2.2, stand 234, si trova lo Sharma Group World Wide Srl. Sarà mica l’azienda italo-indiana del gruppo Sharma, lo stesso di cui una ditta in fallimento, la Casa dello Smeraldo, è finita in una denuncia per riduzione in schiavitù (spelling: ri-du-zio-ne in schia-vi-tù) di un giovane indiano, Raul Sahni, che oggi vive sotto protezione? Parrebbe proprio di sì. Per carità, al momento c’è solo la denuncia, sia pur circonstanziata. Vedremo se un’indagine porterà ad accertamenti giudiziari ed eventualmente ad un processo con una sentenza. Senza tutto ciò, cari i miei giustizialisti, il gruppo Sharma è da considerarsi in regola. Ma secondo noi, che siamo così garantisti che la parola garantismo ci pare non renda abbastanza l’idea, il problema qui non è penale: è etico. E’ sociale. E’ precisamente di responsabilità sociale ed etica. Giusto quella che esibisce orgogliosamente la Italian Exhibition Group. Non sarà il caso di esibire un po’ meno e applicare un po’ di più? Gioverebbe eccome un maggior rigore nella selezione degli espositori (ah, ragazzi che curate il sito web, visto che vi paghiamo noi cittadini, sistemate la pagina con l’elenco: non va). L’etica si traduce in coerenza. E per il sociale non basta un social su facebook o su twitter: bisogna dimostrare sensibilità, anche coi dovuti no, per le difficoltà delle persone in carne e ossa. Come è l’indiano Sahni. Buona fiera a tutti.