Un’altra veneta con l’Isis

«Non vedo l’ora di piegare uno e togliergli la testa». Così diceva ai compagni di classe Meriem Rehaily, la foreign fighter padovana di Arzergrande di origine marocchina che il 17 luglio del 2015 si è imbarcata su un aereo diretto a Istanbul. Lo racconta Andrea Priante a pagina 2 del Corriere del Veneto di oggi. «Papà, la guerra non c’è, credimi che non c’è: la guerra c’è per loro», aveva detto il 31 ottobre scorso Meriem in una telfonata al padre.

La ragazza in quei giorni si trovava a Raqqa, la capitale dello Stato Islamico, da dove chiamava «spesso» il padre, il quale nello scorso luglio ha confessato ai carabinieri di aver avuto frequenti contatti telefonici con Meriem. «Se Allah dice che ritorno inshallah – diceva la ragazza ai genitori, che insistevano affinchè tornasse – allora ritorno… se Allah non vuole farmi ritornare, resto qui». E proprio in una di queste conversazioni, avvenuta il 27 gennaio 2016, Meriem fa riferimento ad una tunisina con cui aveva da poco preso contatti: «non l’ho ancora vista, è del Veneto comunque…», dice al padre.

Al quale ordina di tenere segreta la cosa «ogni parola che esce dalla tua bocca mi mette nella merda». «Potrebbe trattarsi – dicono i carabinieri – di Khediri Sonia, nei confronti della quale veniva instaurato un procedimento penale». Sonia, di origini tunisine, ha 20 anni e viveva a Fonte, in provincia di treviso, prima di imbarcarsi da Venezia su un volo diretto in Turchia.

Oggi Meriem sarebbe a Nord di Raqqa, sulla frontiera turco-siriana dove è stata dislocata dall’esercito dello Stato Islamico in quanto conosce cinque lingue. E Meriem, una volta arrivata in Siria, ha anche ripreso a twittare: «dopo una lunga assenza e dalla terra del Califfato cinguettiamo di nuovo. Supportate, o sostenitori del dogma e del jihad. Vostra sorella Rim l’italiana». Ora, dopo che il gup di Venezia l’ha rinviata a giudizio, Meriem sarà la prima foreign fighter veneta ad andare a processo, difesa dall’avvocato Andrea Niero.