«Mi hanno vietato l’ingresso alla conferenza stampa su Unesco»

Il racconto della cittadina e attivista che aveva sollevato il caso: «un editto di Bulgarini: e questa sarebbe la “casa di vetro” promessa dal sindaco Variati?»

“He!”: si legge “ne” e in bulgaro vuol dire: no! Anche Vicenza ha il suo editto bulgaro e a pronunciarlo è il più cool dei suoi assessori comunali: il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci. Un politico flou adatto ai nostri tempi. Un novello Berlusconi (quello duro e puro, nel pieno del successo). Di comportamenti criminali parlavano infatti gli anatemi dell’ex capo del governo a proposito della Rai non asservita (eravamo nell’aprile 2002: a farne le spese Enzo Biagi, Michele Santoro e l’attore satirico Daniele Luttazzi). E di comportamenti «criminali», guarda caso, parla Bulgarini stigmatizzando coloro che portano all’attenzione delle autorità competenti (tra queste si annoverano il WHC-Unesco, il Mibact ed il Comune) il fatto che gli scempi realizzati e approvati dalle amministrazioni comunali succedutesi in questi due decenni nulla hanno a che fare con il compito nobile e prestigioso della gestione del sito Unesco, quindi con la corretta applicazione della Convenzione del 1972 sottoscritta, in virtù del ruolo voluto e assunto, anche dal nostro beneamato Comune (1994: sindaco Achille Variati: altra era geologica!).

“He!”. Nel linguaggio bulgarindelciano sta per: vietato ai cittadini (anche quando fossero solo due in croce) assistere alla conferenza stampa di presentazione del documento di valutazione di impatto sul bene (Heritage Impact Assessment, HIA) redatto da Sistema Snc (società di fiducia della nostra amministrazione) in collaborazione con l’architetto Katri Lisitzin. Vietato, in particolar modo, esercitare compiutamente il diritto di essere cittadini partecipi della gestione del bene comune. Atteggiamenti quantomeno sovversivi e criminogeni, come sono stati definiti dallo stesso Bulgarini nel corso di un’altra conferenza stampa rigorosamente blindata, sebbene si sia capito che la nobile ugola del nostro assessore alla crescita, lasciata libera di esprimersi, può produrre ben di peggio. Per garantire la corretta applicazione del regolamento comunale, sempre che esista (a questo punto lo spero, nel sito del Comune non ne ho trovato traccia), emanato in ottemperanza del D.Lgs. n. 267/2000, giovedi pomeriggio si è provveduto a bloccare ai cittadini, tra questi la sottoscritta, l’accesso all’incontro di presentazione della relazione HIA, in quanto riservato esclusivamente alla stampa accreditata.

Sin dalla porta al piano terra di Palazzo Trissino (in foto, l’ingresso su Corso Palladio), ben tre rappresentanti della polizia urbana affiancati da un solerte usciere opponevano un diniego d’accesso perentorio a chiunque osasse provare a varcarla. E alla domanda «perché non si può entrare?» l’usciere offriva la più ovvia e cristallina delle risposte: «perché no!». Ah, ora ci è chiaro, si è subito pensato. Da questo monosillabo, scandito senza un velo di titubanza, si è potuto comprendere come il Comune sia, per davvero, “la casa dei cittadini”. E ancor di più sia, come rassicurava magnanimo il sindaco Variati sin dal suo primo insediamento del 2008, una «casa di vetro dove tutti i cittadini potranno guardare». Ma vien da chiedersi: guardare cosa, scusi? L’elenco dei divieti?

La lista delle azioni criminali messe in atto dai cittadini evidentemente si allunga: vogliono prendere parte, ascoltare con le loro orecchie, farsi un’idea, capire, finanche mischiarsi con i giornalisti, queste zecche fastidiose dei cittadini con velleità partecipative! Non oso pensare al prurito esploso a Bulgarini mentre intercetta il suo concittadino nell’atto di chiedere, cortesemente, informazioni su dove si sarebbe tenuta la conferenza stampa dedicata allo HIA. Un prurito insopportabile seguito da arrossamenti diffusi su tutto il corpo tant’è che il divieto all’accesso, in forma di provvedimento antistaminico, lo ha intimato lui stesso, categorico, dall’alto della sua carica e del potere conferitogli dalla legge.

Anch’io, a dire il vero, avrei ascoltato con molto interesse e dal vivo l’illustrazione di questo documento da parte dell’amministrazione comunale e dei tecnici che lo hanno redatto. Conosco abbastanza bene la materia e credo sarebbe stato utile capire, al di là delle cronache giornalistiche, come sono stati davvero recepiti i risultati di questa valutazione e cosa il Comune intende fare, a partire da oggi, per cercare di invertire la rotta. Quali, ancora, le prossime tappe del processo di valutazione messo in atto dalle legittime e motivatissime denunce fatte: un processo, è utile che si sappia, tutt’altro che chiuso con questo passaggio. Importantissima sarà la cosiddetta Advisory Mission (tre giorni di visita sul campo da parte di rappresentanti degli uffici Unesco di Parigi, dell’ICOMOS e del Ministero dei Beni Culturali previsti per fine marzo) e poi le azioni successive, sempre codificate dai protocolli UNESCO, come insegnano Firenze e Venezia e molti altri siti nel mondo. Anch’io però, come il signore che mi ha preceduto, ho ricevuto il fatidico no di protocollo: un no che non ho voluto commentare per rispetto della persona che avevo innanzi, chiamata, nel bene e nel male, solo a eseguire i diktat.

Così facendo, scegliendo di chiudersi in quel fortino impropriamente definito Comune-casa-di-tutti-i-cittadini, questi nostri amministratori mostrano tutta la loro inadeguatezza e la totale assenza di ragioni argomentative. Non sanno affrontare con la dovuta sensibilità istituzionale i quesiti posti dai loro concittadini (specie se non generici ma ben circostanziati). Soprattutto non sanno dire come si garantisce il nesso che lega il dovere di tutela del bene patrimonio dell’Umanità (che spetta al Comune in quanto gestore del sito Unesco) con obbligo morale di rifiuto all’origine di progetti speculativi, palesemente dannosi per l’interesse pubblico e a esclusivo vantaggio dei privati (che spetta ugualmente al Comune in quanto garante dell’interesse collettivo). I vandali in casa di cui parlava Antonio Cederna nel 1956, raccolta di articoli scritti per Il Mondo e pietra miliare del giornalismo ambientale, evidentemente non se ne sono mai andati. Dal passato (anche quello più recente), i nostri amministratori comunali, colpevolmente sordi e presuntuosi, sembrano non aver imparato, e non voler imparare, alcuna lezione. Un’altra occasione persa per loro, ma soprattutto per noi tutti.

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