La squadra va male? Via l’allenatore!

Il caso Vicenza: quattro tecnici in due campionati e mezzo

Una recente ricerca sostiene che, in una squadra di calcio, il peso di un allenatore è appena del 18%. Conterebbe molto di più un giocatore fuoriclasse. Arrivare a conclusioni generalizzate di questo tipo (con tanto di percentuali) è opinabile e poco o nulla scientifico. La incidenza del tecnico sul rendimento di un team va piuttosto valutata caso per caso, anche perché sono pochi gli allenatori che possano vantare una carriera sempre al top.

Succede spesso infatti che la influenza del trainer (bella espressione di origine inglese purtroppo in disuso e soppiantata dal ridicolo mister) sia diversa nell’arco di due campionati pur con gli stessi giocatori. Le cause di questa discontinuità non sono sempre tecniche e vanno anche cercate fuori dal campo o dallo spogliatoio. È difficile infatti pensare che un professionista non sappia più far il proprio lavoro nel giro di poche partite. C’è un vecchio luogo comune nel calcio che sostiene che, quando una squadra va male, è più facile cambiare l’allenatore che sostituire i giocatori. C’è qualcosa di vero. E i presidenti dei club spesso ricorrono al licenziamento del tecnico in momenti di crisi, anzi alcuni ne abusano. Una case history paradigmatica è quella degli ultimi tre campionati del Vicenza. In cui sulla panchina biancorossa si sono seduti quattro tecnici: Lopez, Marino, Lerda e Bisoli.

Giovanni Lopez, capitano del Vicenza per sei anni (191 presenze e due promozioni), arriva nel campionato 2013-2014 con l’obiettivo di tornare subito in serie B. Non ha una grande esperienza ma ha fatto il secondo di Edy Reja alla Lazio per due stagioni. Non riesce a centrare la promozione ma è confermato per il campionato successivo, anche dopo il ripescaggio del Vicenza fra i Cadetti. Pur avendo a disposizione una ottima rosa (Di Gennaro, Cocco, Moretti, Brighenti, Sampirisi), Lopez non riesce a dare un gioco alla squadra e il presidente Tiziano Cunico lo esonera dopo 11 partite. Nel suo caso potrebbe aver pesato la poca conoscenza della categoria e magari, se gli avessero dato tempo, i risultati sarebbero arrivati. Sul piano tecnico bisogna riconoscergli di aver trasformato Di Gennaro da trequartista a centrale, una novità che risulterà fondamentale per il giocatore e per la squadra.

Il 30 ottobre 2015 gli subentra Pasquale Marino, che vanta invece un buon curriculum anche in serie A. Il Vicenza ottiene 17 punti in 10 partite e chiude l’andata a metà classifica. Raggiunta la salvezza con 10 turni di anticipo, si può puntare alla promozione. I biancorossi arrivano al 2° posto solitario a 5 turni dalla fine, ma chiudono il campionato in 3posizione e poi perdono contro il Pescara la semifinale dei play-off. Pochi giorni dopo Marino annuncia l’addio al Vicenza per passare al Catania. L’accordo salta in extremis e il club di via Schio gli propone il ritorno sulla panchina biancorossa. La squadra però non è più la stessa, ha perso Di Gennaro, Moretti e Cocco, i sostituti (Pazienza, Pozzi) non sono all’altezza, si infortunano gravemente i difensori Manfredini e Brighenti. Il Vicenza non riesce a ripetere il campionato precedente, non ha gioco né fisionomia. Non ostante i numerosi acquisti nel mercato invernale, la situazione non migliora e il 14 marzo la società decide di esonerare Marino dopo la sconfitta interna contro il Trapani e il terz’ultimo posto in classifica. Davvero inspiegabili le due stagioni all’opposto dell’allenatore siciliano. Che avrà avuto i suoi torti (poca duttilità tattica, scarsa comunicativa) ma che il suo lavoro ha dimostrato di saperlo fare.

Al suo posto arriva il poco conosciuto Franco Lerda. Che, nelle poche giornate a disposizione, dà alla squadra quello che non aveva dato Marino, chiude il campionato al 13º posto, raggiungendo la salvezza con un turno di anticipo. Ovviamente è confermato. Ma, dopo un inizio negativo di stagione con soli 5 punti ottenuti in 7 giornate, il 3 ottobre è sollevato dall’incarico. Nel suo caso, quello che stupisce è come Lerda non sia riuscito a trasmettere alla nuova squadra la grinta e la personalità che erano state le chiavi della salvezza del campionato precedente.

L’ultimo arrivo è quello di Pierpaolo Bisoli. Che ha fatto in poche giornate la stessa cosa che aveva fatto Lerda sei mesi prima: trasformare una squadra perdente in una di gladiatori. Tanto da vincere il derby con l’Hellas primo in classifica. Ed è indubbio che è la sua personalità ad avere improntato il gruppo.

Queste quattro storie dimostrano che il peso dell’allenatore, nel bene e nel male, è tutt’altro che marginale.

(ph: Dino Panato/Getty Images da http://radiogoal24.it)