Quei bravi ragazzi bugiardi, il libro della padovana Raymondi

Fra routine precaria e futuro possibile, il racconto di una generazione che lotta per la sopravvivenza

“E’ un mondo difficile, è vita intensa. Felicità a momenti e futuro incerto”. Tonino Carotone se ne sta stampato bel bello tra le pagine iniziali di un tascabile in stile minimal, appoggiato sul legno duro di una scrivania fumante di caffè mattutino. Per essere più precisi, sul secondo romanzo della padovana Barbara Raymondi. Titolo: “Le bugie dei bravi ragazzi”. «Scrivere è anche una questione di tempo», spiega «ed ecco che quando finisce il classico contratto precario, mi ritrovo a poter riempire le ore di parole». Lo spiraglio del lavoro per passione. «Ho iniziato quasi per caso nel 2012 con il primo libro “C’è di peggio”, non volevo nemmeno scrivere un romanzo, poi è venuto da sé, finalmente potevo fare quello che mi piaceva».

Nel nuovo lavoro, «la storia è inventata, i personaggi pure». Eppure Sole, Benedetta e Enrico tratteggiano una quotidianità reale. Sole è la classica trentenne alla ricerca di un lavoro fisso, un compagno fisso, un futuro altrettanto fisso. Enrico gioca a studiare e lavora per gioco. Benedetta con i suoi venticinque anni veste panni di diciottenne un po’ ingenua, cercando la bilancia tra un’anoressia latente e l’ultimo plié di danza classica. E, tutti e tre, mentono. Agli altri, a sé stessi. Non importa a chi, la verità è che «sono tutti sicuri di naufragare in un mare agitato dalle troppe bugie raccontate».

A fare da contorno, un condominio. Lo stesso luogo che gravità attorno ai personaggi, accompagnando lo scandire del tempo narrativo. Il romanzo è ambientato a Padova, ma è solo un’intuizione, un timido accenno nascosto tra il nome di un bar e quello di una chiesa, il Santo. «Volevo che il lettore in qualche modo potesse riconoscersi, come abitante di una città piccola che orbita attorno a pochi luoghi, frequentati da tanti», o da tutti. Raymondi usa anche il dialetto veneto, ficcandolo in bocca al cattivo di turno, al delinquente tragicomico e provinciale.

Le bugie dei personaggi sono «bugie di comodo, ma anche di sopravvivenza». Quante se ne possono dire? Qual è il limite tra compromesso e bugia? Quando arriva il momento per scegliere, cambiare? Per la Raymondi il finale è «aperto, come nella vita». Sole, Enrico e Benedetta sono come «le barche in mezzo al mare, alla ricerca di una riva». Mi cade una goccia di caffè sulla copertina del libro, proprio al centro del cerchio che racchiude una piccola imbarcazione stilizzata in origami che ondeggia, sul mare. Che cos’è una goccia in più, dopotutto?