Negozi aperti nelle feste, asse del no in Veneto

Si forma un asse in Veneto contro le aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali. Come scrive Michela Nicolussi Moro sul Corriere del Veneto a pagina 2, le associazioni di categoria, i sindacati e la Regione hanno tenuto ieri a Venezia un “tavolo etico” stilando una lettera inviata ai parlamentari veneti e un documento alla Conferenza Stato-Regioni perchè sia approvata anche in Senato la proposta di legge che limiti a sei le aperture nelle feste. Nel mirino il “Decreto Salva Italia” che con le sue liberalizzazioni autorizza i negozi a tenere sempre aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

L’obbiettivo dichiarato della proposta di legge (originariamente fatta dal M5S e ferma dal 2014) è quello di limitare le aperture a 6 delle 12 feste comandate: Natale, Santo Stefano, Capodanno, Epifania, Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, primo maggio, 2 giugno, Ferragosto, 8 dicembre e primo novembre. «Non ci sono le domeniche, ma è un punto di partenza (…) è una battaglia di civiltà da combattere tutti insieme», dice l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Roberto Marcato. «Serve un tetto ai giorni festivi di lavoro, il nostro non è più il Paese dei balocchi», rincara Massimo Zanon, a capo di Confcommercio.

Ma se il gruppo Unicomm ci sta, Federdistribuzione si fila: «l’associazione non può assumersi l’impegno di imporre un tot di chiusure a soggetti liberi di agire nel rispetto della normativa vigente». Scettico anche il Pd: «se i progetti di legge contro il Salva Italia si sono arenati è perché una larga fetta di popolazione e di parlamentari è favorevole al sempre aperto — ammette Michele Mognato, deputato del Pd — solo nel mio partito ci sono 4 posizioni diverse». «Per me non è un dramma lavorare di domenica — rileva la collega Gessica Rostellato — però vanno garantiti i turni di riposo».

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