Il Baronio indebitato con BpVi: «quei milioni per aiutare gli studenti»

Parla l’amministratore della scuola privata di Vicenza, don Zanutel: «risale all’acquisto della sede. E non c’è nessuna speculazione immobiliare»

Quando sui media è cominciata a circolare la black list dei debitori insolventi della Banca Popolare di Vicenza, alcuni di essi hanno parlato, a cominciare dall’imprenditore friulano Zamparini. E hai voglia ad invocare la riservatezza, come chiedono i vertici di Consta, ditta padovana le cui cattive performance erano diventate di dominio pubblico già dal 2014. Fra i nomi vicentini ce n’è uno particolare, una scuola privata: l’istituto scolastico Cardinal Baronio, che deve restituire 11,5 milioni di euro alla banca.

FINANZIAMENTO FONDIARIO
Dall’ultimo bilancio disponibile con visura camerale si apprende che nel 2015 il totale del valore della produzione è stato pari a 720mila euro, dei quali mezzo milione se n’è andato via per il personale, una ventina di unità. Nessun riferimento quantitativo preciso all’esposizione verso la BpVi, anche se a pagina 20 dello stesso bilancio, nella lunga nota integrativa, viene riportato che «relativamente ai beni assistiti da garanzie reali si evidenzia il finanziamento fondiario con la Banca Popolare di Vicenza avente ipoteca di primo grado sugli immobili di proprietà della società, che sono sede operativa e legale della scuola e su un’area adiacente. Il debito è diminuito nel corso dell’esercizio 2010 per un valore di euro 3.000.000 per effetto dell’operazione di scissione con atto notarile del 04 febbraio 2010 numero repertorio 113.990 e raccolta numero 36.508 redatto dal notaio Paolo Dianese, pur non essendo assistito da liberatoria. Presumibilmente, in base alle informazioni fornite, la banca non addebiterà gli interessi passivi per il periodo di sospensione a seguito dei rapporti intervenuti con l’istituto stesso». Un passaggio non chiaro che nemmeno Giampaolo Zanutel, l’amministratore unico che lo ha firmato, è in grado di spiegare (vedi intervista a seguire).

TERRENO COSTOSO
Il passaggio potrebbe rimandare ad una voce che circola in Comune a Vicenza da molti anni, e cioè una richiesta, del tutto legittima, indirizzata ai piani alti dell’amministrazione dai legali rappresentanti dell’istituto, tesa a modificare la destinazione d’uso dell’area adiacente. Una operazione che, almeno teoricamente, potrebbe generare cospicui interessi immobiliari. Ma che non sarebbe andata in porto per la contrarietà di Palazzo Trissino. La “Istituti Cardinal Cesare Baronio srl” smentisce ogni ipotesi speculativa. Anche se lo stesso Zanutel, sentito da Vvox.it, conferma la volontà di cedere un terreno vicino al Baronio al fine di ospitarvi una grande struttura assistenziale. Cosa che potrebbe comunque portare ad una valorizzazione del bene fondiario. A pagina 26 del bilancio abbreviato per l’esecizio 2015, alla voce «terreni e fabbricati» viene indicato quale costo storico un’ingente somma di poco più di 8 milioni di euro.

IL “DON” BRAVO NEL BUSINESS
Ma non si comprende appieno la storia del Baronio se non si accende un faro su don Paolo Zanutel. Al secolo Giampaolo Zanutel, classe 1941, per anni la sua parrocchia, San Marcello (conosciuta come “ai Filippini” in ragione della omonima stradella del centro storico in cui si trova, e per l’appartenenza del sacerdote all’omonima congregazione), è la parrocchia per eccellenza della Vicenza-bene, anche quando don Paolo incappava in vicende personali non esaltanti: ultime in ordine di tempo il caso Boeche e un processo per guida in stato di ubriachezza mentre era al volante di un’Audi dell’istituto. Già insegnante di religione all’istituto per geometri Canova, Zanutel è noto per l’oratoria forbita assieme al carattere brillante. E soprattutto è noto per una conoscenza dettagliata delle dinamiche più sensibili della vita economica e politica della città del Palladio, con un’ottima capacità manageriale che lo ha portato sulla via del business dell’istruzione privata. Tanto che il suo Baronio è una oliata macchina che miete iscrizioni e macina relazioni di ottimo livello.

GALASSIA SOCIETARIA
Don Paolo non solo è amministratore unico della “Istituti Scolastici Cardinale Cesare Baronio Srl”, ma ne è anche proprietario al 55%, mentre il rimanente 45% fa capo a tale Paola Nigro. La quale possiede anche il 99% di Gp Wine Café srl in liquidazione (e della quale è liquidatrice), nonché il 20% della Immobiliare Baronio srl della quale è pure amministratore delegato. La Nigro possedeva anche il 25% del Centro studi Cardinale Cesare Baronio, una srl cessata nel 2008, di cui Zanutel peraltro è stato liquidatore. Sempre in tema di cariche don Zanutel è anche presidente del cda di Vicenza International School srl, presidente di Immobiliare Baronio srl, ed era membro del consiglio di amministrazione di Immobiliare Bonfio, una srl cancellata. Quasi del tutto parallelo il carnet delle partecipazioni: oltre al controllo della già citata Baronio Srl, possiede il 26% di Vicenza international school srl, l’80% di Immobiliare Baronio srl e il 50% di “Le cento torri”, una srl interessata da procedura di fallimento, in cui parte del pacchetto azionario è sottoposto a sequestro giudiziario. La società al 21 gennaio 2011, oltre alla quota del prete, vedeva come secondo socio, con un pacchetto del 50%, l’azionista Daniele Giacomon. E che quella che negli anni ha preso corpo attorno a Zanutel sia una significativa galassia societaria lo dimostra la sequela di transazioni di varia natura tra «affitto-comodato… scioglimento affitto di azienda… progetto di scissione mediante costituzione della nuova società… scissione mediante costituzione di nuova società» che ha costellato la galassia Baronio soprattutto nel 2001 e nel 2009 a fronte di una attività iniziata nel lontano 1981. «Il tuo futuro dipende dalle tue scelte» è il company motto del Baronio che campeggia sul suo portale web. Chissà se i top manager della BpVi lo conoscevano quando hanno erogato il maxi-prestito alla creatura di padre Paolo. Che raggiunto da Vvox, ci ha rilasciato l’intervista che potete leggere sotto.

LA PAROLA A DON ZANUTEL

Padre Paolo, a quando risale il debito e come è stato strutturato? A cosa serviva?
Il debito risale all’incirca al 2002. È stato contratto quando ci siamo voluti trasferire presso la attuale sede, che venne acquistata dai Saveriani. Nel tempo, anche se la nostra è una scuola privata, abbiamo sempre cercato di andare incontro a tutte le esigenze degli insegnanti e di tutti gli studenti».

Mi scusi, ma lei mi sta dicendo che questo debito è anche stato generato perché l’istituto si è accollato le quote di chi non era in grado di pagare l’iscrizione?
Certamente. I ragazzi non lo sanno e qualche volta di questa cosa non sanno nemmeno gli insegnanti. A scuola tutti sono uguali. E né i ragazzi né gli insegnanti sapevano chi pagava e chi no.

Lei quindi smentisce che dietro via sia un’operazione fondiaria potenzialmente speculativa?
Assolutamente non c’è alcuna logica speculativa. Nessuno ci ha mangiato sopra. Sarebbe una cosa stupidissima peraltro. Sono questioni relative alla scuola. Aggiungo tra l’altro che il nostro è un istituto di livello in cui il percorso formativo dei ragazzi viene curato in maniera ottimale. Abbiamo un’ottima nomea a Vicenza ma anche fuori regione. Alcuni ragazzi vengono da Milano. E a fronte di tutto ciò ci sono addirittura insegnanti come il preside che insegnano gratuitamente.

I media nazionali parlano di un debito di 11,5 milioni. La cifra è esatta?
Sì è esatta.

Però nella nota integrativa al bilancio (il bilancio è firmato dallo stesso Zanutel, ndr) è scritto che il debito verso le banche ammonta a 5,8 milioni. Come se lo spiega?
Questo non me lo so spiegare perché non mi interessa. Cioè non sono in grado di leggere questi bilanci qua. Posso dire che non ci sono speculazioni. Posso dire che in passato abbiamo cercato di contrastare la banca in termini di tassi d’interesse che ci parevano eccessivi. Va poi detto che tra le cause che ha la banca il contenzioso col Baronio è ben poca cosa. Posso garantirle che i soldi qui nessuno li ha mangiati fuori. È chiaro che la scuola certi problemi ce li ha perché la struttura è molto vecchia. Il riscaldamento costa, la luce costa, la coibentazione è quello che e le spese vive sono assai onerose. Il nostro è un edificio degli anni ‘40-50. Di contro è una scuola molto bella e molto spaziosa.

Come mai il Baronio ha una struttura societaria così arzigogolata?
Tutto risale ai fondatori che una trentina d’anni fa. A quel tempo sorse così. Io arrivai dopo mentre chi creò la scuola oggi è uscito o non c’è più.

Lei ha parlato più volte della vendita di un’area di proprietà del Baronio adiacente alla vostra sede. Magari con la prospettiva di una trasformazione. È vero?
Sì, l’idea è quella di realizzare una grande struttura per anziani posta in un luogo strategico. Vicino all’autostrada ma anche al centro. Una struttura utile a dare una risposta ai cittadini di Vicenza, in cui accogliere le persone in modo qualificato».

Negli anni le amministrazioni comunali come hanno preso questa vostra proposta?
Le amministrazioni comunali oggigiorno fai fatica a capirle. Ci sono sempre problemi politici. Ora di destra, ora di sinistra. Ad ogni modo noi cerchiamo sempre di rapportarci con Palazzo Trissino, il tutto con l’aiuto dell’architetto Sergio Carta che è persona assai preparata. Ed è colui il quale sta portando avanti questa opzione. Io dico una cosa. C’è questo terreno: cerchiamo di sfruttarlo in modo che la gente possa avere una bella casa di riposo in centro città.

Quanta fiducia ha nel fatto che voi riusciate a vendere ad altri questo terreno, cosa che tra l’altro vi aiuterebbe a ridurre se non eliminare il debito?
Veda io sono uno che tende a vedere il bicchiere mezzo pieno. La politica invece te lo può svuotare.

Lei ha una partecipazione in una società denominata “Le cento torri”. Che cosa dice al riguardo?
Quella società è stata chiusa.

Sa se è stata sottoposta a procedura fallimentare?
Non so. Quella società non esiste più.

Che tempi vi siete dati per uscire dalla vostra situazione debitoria?
Ne dobbiamo uscire molto presto. La banca ha le sue esigenze stringenti.