Unesco: Vicenza rimandata a settembre, Venezia sotto esame

Variati: «non possiamo fermare il progresso». Ma ci sono modi meno distruttivi per raggiungerlo. Una lezione che vale anche per Brugnaro

Ho seguito con attenzione tutte le vicende relative all’esposto fatto all’Unesco dalle associazioni ambientaliste di Vicenza e, tranne un mio diverso punto di vista sulla caserma americana Dal Din, concordo con le ragioni del loro ricorso. La triade di tecnici incaricata di verificare la situazione di Vicenza ha partorito un relazione di 173 pagine sulla valutazione di impatto sul patrimonio. Non vi è la bocciatura richiesta dalle associazioni di cui sopra, ma la comparazione fatta dai tecnici tra come si presentava il territorio a metà degli anni 90 e come si presenta ora, non dà un esito positivo. «Il sito non è in pericolo, ma ci sono progetti che devono essere portati avanti con attenzione. Perchè se non ci sarà una giusta mitigazione e considerazione del territorio, allora si rischierà di mettere a repentaglio il contesto».

Io, da ex docente, lo considero un rimando a settembre. Evidentemente la città e il suo territorio saranno, d’ora in avanti, monitorati con più attenzione e se non si terranno nella debita considerazione le raccomandazioni dei verificatori, vi potranno, in futuro, essere le paventate bocciature. E’ evidente che certe decisioni delle ultime amministrazioni non hanno tenuto in alcun conto degli oneri che il bollino Unesco comporta, ma, per quanto mi riguarda, non mi dispiace che ci sia data la possibilità di ovviare ad alcune storture.

Aggiungo, pure, che anche certe ipotizzate decisioni urbanistiche di cui si parla insistentemente, dovrebbero essere cancellate o quantomeno modificate nella loro sostanza. Non entro nei particolari del viadotto di via Maganza della passerella San Giorgio-stazione o altre decisioni del Comune. Mi preme sottolineare che sindaco Variati e assessori deputati dovrebbero ascoltare e valutare con maggiore rispetto i suggerimenti che vengono da cittadini che sanno di cosa parlano. Mi viene in mente, ad esempio, il percorso che proponeva Giuseppe Mattiello, già capo ufficio strade della Provincia, per la famosa bretella e sul quale scrissi ai giornali esprimendo il gradimento di tanti amici innamorati della città. La proposta venne snobbata e si disse che, comunque, era troppo tardi per cambiare il vecchio progetto in dirittura d’arrivo. Bene, dopo anni, non si è ancora arrivati ad alcun appalto.

Insomma le cose vanno così e quindi male. Quello che io auspico per la mia città è che le scelte del sindaco, ovviamente primo attore nelle decisioni finali, non siano solo la risultante delle opinioni di un gruppetto a lui vicino, ma di tutte le opinioni e suggerimenti che tanti cittadini possono dare. Spero anche che gli interessati abbiano capito che saremo in futuro osservati speciali e che sarà opportuno non nascondersi dietro il concetto “sì, ma non possiamo fermare il progresso”(Variati dixit). Lo si può raggiungere in tanti modi. Cerchiamo di scegliere quelli più incruenti per Vicenza.

L’Unesco è evidentemente un argomento hot. Da Tessera è partito un folto gruppo capeggiato dal sindaco Brugnaro diretto alla sede Unesco di Parigi, dove sono stati consegnati una serie di documenti giustificativi sulle cose realizzate in questi anni, Mose capofila, che impattano sulla laguna di Venezia. Il gruppo ha spiegato come intende gestire il flusso sconsiderato di turisti e la trasformazione dell’artigianato lagunare in una serie di botteghe piene di perline di plastica colorata. Tante cose sono tesoro dell’umanità e tra queste, Venezia, per quanto mi riguarda, è al primo posto. Per attenuarne la vocazione meramente mercantile occorrerebbero idee nuove, intelligenti e disinteressate. Thomas Mann, lo facesse ora, non scriverebbe più “Morte a Venezia”, ma Venezia muore. Brugnaro collabori con l’Unesco per non rischiare che muoia davvero.