Padova, profughe “importate” come prostitute

È stata scoperta a Padova un’organizzazione che “importava” ragazze giovanissime dalla Nigeria per farle prostituire in strada. Come scrive Enrico Ferro sul Mattino a pagina 20, l’organizzazione che si è radicata in città negli ultimi anni, attirava le giovani grazie a una rete di contatti in Libia promettendo loro la falsa prospettiva di un lavoro. Una volta giunte a Padova dopo lo sbarco sulle coste siciliane, i boss nigeriani le schiavizzavano sotto la minaccia di riti voodoo. Grazie all’operazione “Broken Chains” (catene spezzate), in manette sono finiti sei nigeriani tra i 25 e i 38 anni, tra cui una giovane mamma di 29. L’indagine è partita dalla coraggiosa denuncia di una tredicenne ospitata in un centro d’accoglienza.

Il capo della banda appartenente alla mafia nigeriana è Monday Idehen, 37 anni, detto Stanley, residente in via Liberi 2/ bis dove con la moglie gestiva un bed & breakfast. Accusa di associazione a delinquere anche per Godmin Idehen, venditore ambulante e la moglie Osazee Ehbenayaliya, entrambi residenti in via Pascoli 7. Gli altri tre arrestati erano semplici gregari che raccoglievano i fondi per pagare i trafficanti tramite lo spaccio di cocaina.