Venezia, se Pateh fosse stato bianco sarebbe salvo?

L’episodio del giovane africano suicidatosi in Canal Grande: un patrimonio di disumanità

Cara Venezia,
alcuni s’innamorano perdutamente quando t’incontrano per la prima volta e poi continuano a tornare. A loro non basti mai. Altri, invece, si accontentano di una foto sul Canal Grande da pubblicare sui loro social e scappano via, incapaci di contenere e di comprendere la tua essenza. Ma cosa è successo, Venezia, in quelle acque del Canal Grande? Pateh Sabally si è buttato in acqua.

Il video non ti lascia scampo. Pateh si è buttato e nessuno ha provato a salvarlo. Arrivava dal Gambia e sembra che gli fosse appena stato revocato il permesso umanitario. Aveva 21 anni, approdato in Sicilia con uno dei tanti barconi. L’aveva già scampata, insomma. Lo avresti salvato se fosse stato bianco anzichè nero? Non c’è tempo per chiederselo, i cori si alzano e tra «Africa», «ma questo è scemo» e «meglio lasciarlo morire, tanto ormai…» Pateh scompare dalla superficie e muore. Viene ritrovato qualche ora dopo dai vigili del fuoco, incastrato tra i pali delle gondole. Come un animale. Anzi, lo sappiamo, peggio di un animale. Peggio di un cagnolino salvato a luglio del 2016.

Qualcuno gli ha lanciato qualche salvagente dai vaporetti vicini, è vero. Almeno quello. Pateh li ha rifiutati, dicono alcuni. tra acqua ghiacciata e incapacità di nuotare non li avrebbe presi neanche volendo, dicono altri. Nessuno si è buttato per salvarlo: la temperatura era di meno cinque gradi, e anche il soccorritore avrebbe rischiato. Ma resta che nessuno ci ha provato. Non si poteva pretenderlo, dicono altri. E fra i presenti c’era chi ha sottovalutato, pensando fosse una bravata. Ma quei vergognosi commenti, in ogni caso, restano.

Sarebbe potuta andare così, “Venezia: migrante si butta in acqua e viene salvato”? Il commento più intelligente è stato del presidente della municipalità di Venezia, Gianfranco Bettin: «La vera polemica andrebbe fatta sulla capacità del nostro sistema di sostenere chi ha una storia tragica e si è sentito così disperato da morire in quel modo, forse non a caso plateale, per rendere più forte il proprio grido. Non voleva essere salvato, lo scandalo è questo. Il nostro mondo in cui cercava salvezza lo ha reso più disperato» (La Nuova Venezia, 26 gennaio). Venezia, oggi, sembra meno bella del solito. Cara Venezia – e cara Italia – hai perso un’occasione.