Baronio, l’architetto Carta: «potrebbe diventare una casa di riposo»

Il professionista chiamato dalla scuola privata debitrice della BpVi conferma un progetto immobiliare. Che passa per il sì del Comune

«Avevamo messo nero su bianco un progetto che nel 2014 è stato presentato in Comune. L’idea di fondo, anche per valorizzare l’area, era quella di trasformare il Baronio in una struttura in qualche modo assimilabile a una casa di riposo. Il problema che si pone in questi casi è l’accreditamento presso l’amministrazione regionale. Con tutti i tempi che la cosa comporta». A parlare così è l’architetto berico Sergio Carta, il professionista che «aiuta» la scuola privata (così ha detto a Vvox l’amministratore, don Paolo Zanutel) a «rapportarsi» con il Comune di Vicenza amministrato dal centrosinistra del sindaco Achille Variati (Carta fu vicesindaco nella primissima giunta Variati dei primi anni ’90). Auspicandosi un accordo che coinvolga anche gli enti pubblici, conferma l’ipotesi di una operazione immobiliare sul terreno dell’istituto scolastico privato di viale Trento, finito al centro di un vortice mediatico quando La7 lo ha infilato nella black list dei cosiddetti insolventi della Banca Popolare di Vicenza.

Carta conferma quindi lo scenario descritto a Vvox da padre Zanutel, ma precisa che l’opzione in campo non è quella di vendere una porzione di terreni afferenti al Baronio per renderli poi edificabili, bensì di trasformare l’attuale scuola «senza nuove edificazioni e senza consumo di suolo» in un centro medico o in un centro assistenziale. Le strade percorribili sarebbero due, spiega l’architetto. In primis c’è la possibilità «che si faccia avanti un privato già operante nel settore che dislochi in viale Trento la sua attività». Per ragioni di riservatezza professionale, spiega il progettista, non è possibile fare nomi, «ma una prospettiva del genere faciliterebbe non poco un approdo positivo visto che non ci sarebbero accreditamenti da esperire». L’altro invece è quello che prevede, «se si riuscirà ad avere la forza finanziaria per farlo» la realizzazione di un polo assistenziale-sanitario che possa poi avere «una sponda col pubblico».

Ed è proprio la partita finanziaria ad essere una incognita di non poco conto, perché «nel frattempo sono andate avanti le procedure della banca». Il riferimento di Carta alla esposizione debitoria del Baronio per la cifra monstre di 11,5 milioni è chiarissima. Carta aggiunge un dettaglio dal punto di vista del piano. Il progetto mantiene la attuale cubatura del plesso scolastico, circa 28 mila metri cubi con l’area verde di pertinenza «che rimane ovviamente intatta mantenendo il polmone green. La scuola troverebbe posto altrove in un ambito magari più piccolo. Di questa prospettiva chiaramente è stata informata anche la Banca Popolare di Vicenza, ora speriamo in qualche modo di riparare al danno. Il progetto c’è. Vediamo che cosa riusciamo a fare, gli spazi ci sono. E urbanisticamente non occorre cambiare la destinazione d’uso. Bisogna vedere che cosa succederà. Potrebbe interessarsi un privato, dico per dire, come Eretenia o Villa Berica. Oppure potrebbe farsi avanti Ipab e dire “ho bisogno d’una sede, trovo un accordo con padre Paolo”».

Carta approfondisce il merito: «C’è una questione di fondo da affrontare. A Vicenza gli anziani abbandonano le case di cura come Ipab perché queste non hanno gli spazi adeguati e non hanno i fondi per riammodernarsi a dovere. Anche perché, complice pure la crisi, non riescono a vendere il loro patrimonio immobiliare. Ne deriva che gli stessi anziani migrano verso altre strutture del circondario. E lo fanno in centri attrezzati che hanno standard di confort differenti». Sulle reali possibilità che l’operazione vada in porto, l’architetto non si sbilancia: «Se mi affido al buon senso sono fiducioso. Ma se devo fare una previsione sul mal di testa di qualcuno o sul mal di pancia di qualcun altro, allora le cose le vedo in modo diverso». E avverte: «Se non ci saranno sbocchi il bene va a morire. Io credo che questo lo sappia anche la banca. La quale se un domani si prendesse gli immobili, senza una idea alle spalle, senza un progetto che abbia un senso e una fattibilità, che cosa se ne farà? Ipotizzando che padre Paolo venga allontanato, chi viene lì al posto suo deve comunque immaginare un percorso con la politica locale, un accordo politico».