BpVi e Pfas: Cappelleri, ma che stai a di’?

Il procuratore di Vicenza fa due uscite incongrue. E non è la prima volta

Due anni fa il procuratore capo di Vicenza, Antonino Cappelleri, ci aveva dato un’iniezione di fiducia per aver dato il via ad indagini, diciamo, non scontate (una, quella su Borgo Berga, ha visto l’indecoroso muro degli indagati, l’altra, su alcuni appalti della Fiera locale, è stata archiviata). Tanto che, apprezzando fra l’altro il suo carattere notoriamente schivo, lo avevamo incoronato uomo dell’anno 2014. Adesso, non bastassero alcune passate uscite mediatiche che poteva risparmiarsi, nel leggere certi passaggi contenuti nella relazione alla Corte d’Appello di Venezia per l’anno giudiziario apertosi oggi, cadono occhi, braccia e organi vari.  

«I punti problematici della risposta penale dipendono… dalla attuale mancanza di evidenze scientifiche circa la dannosità per la salute umana…». Cappelleri parla dell’inchiesta sui pfas, le sostanze derivate dal fluoro che hanno inquinato mezzo Veneto: un disastro ambientale quantificabile in un 1 miliardo di euro, come ha scritto Marco milioni in uno dei tanti approfondimenti su Vvox. Ora, la comunità scientifica non è giunta a certezze assolute sugli effetti cancerogeni dell’esposizione, via acqua e via cibo, di tali veleni. Ma che siano veleni, ovvero che siano sostanze tossiche, su questo non c’è dubbio. Ammalarsi di cancro è un conto, certo. Ma ammalarsi di un’altra patologia è comunque giuridicamente grave. Due suoi sostituti hanno fatto partire una sfilza di avvisi di garanzia ad alcuni ex amministratori ed ex soci della Miteni di Trissino. La salute, a loro come a noi come ai veneti preoccupati di quel che ingeriscono, pare in pericolo. Che sia mortale o no, tale pericolo, non ne inficia l’intollerabilità.

«Saranno verosimilmente adottate misure cautelari reali». Cappelleri si riferisce ai sequestri di beni che a quanto sembra verranno decretati sul patrimonio della Banca Popolare di Vicenza e su quello degli altri nove indagati fra gli ex vertici dell’istituto. E’ noto che l’ex presidente Gianni Zonin ha già girato i suoi a moglie, figli e parenti. Cosa abbiano fatto gli altri, non si sa. Dopo aver lasciato tutto il tempo di procedere all’auto-spoliazione, a questo punto è francamente superfluo avvisarli pure in anticipo. Dice: ma c’è sempre la possibilità di revocatoria. E tante grazie. Ma non si poteva, proprio non si poteva agire prima, magari senza che chi indaga avverta l’indagato?