BpVi, Mion: «9 euro per azione, proposta resta così»

Il presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Mion, interviene oggi a Udini ad un’iniziativa di Federconsumatori dedicata ai risparmiatori friulani. Secondo quanto scrive Michela Zanutto a pagina 17 del Mattino di oggi, Mion avrebbe sottolineato la necessità della fusione con Veneto Banca: «le due banche separatamente non avrebbero la minima chance di trovare finanziamenti né di avere concrete possibilità di rilancio».

Sugli esuberi che seguiranno alla fusione, un numero «rilevante», Mion assicura che il piano di Viola sarà volto al contenimento di questo numero: «se la fusione fosse stata fatta quando era stata raccomandata dalla Banca d’Italia – ha precisato il presidente – sarebbe stato tutto diverso».

Mion ha poi escluso che esistano margini per migliorare la proposta di transazione, aggiungendo che le “baciate” sono state escluse poichè la banca punta ad un approccio «caso per caso» e quindi la banca farà di tutto per accontentare i piccoli risparmiatori ma dove c’è stata speculazione «no, perchè non sono difendibili».

Mion ha anche espresso l’auspicio che gli investitori «valutino bene questa proposta, perché i 9 euro rappresentano il 50 per cento in più del prezzo di recesso». «Non tocca a me valutare in questo momento e giudicare come diavolo abbiano pensato i manager delle due banche a fare valutazioni come quelle presentate agli azionisti – ha aggiunto – la magistratura sta indagando e non voglio esprimere giudizi su questo. Ma è chiaro che altre ex popolari quotate, hanno avuto perdite di valore attorno al 90 per cento in Borsa. Come mai non si è creato un parallelismo fra la valutazione e l’approccio in Borsa bisogna chiederselo».

La strategia sui non performing loans sarebbe invece quella di separarli dalla nuova banca che nascerà dalla fusione di BpVi con Veneto Banca, mantenendoli però sotto il controllo degli attuali azionisti in una nuova entità dedicata proprio ai crediti deteriorati «per consentire a tutti la massima trasparenza ed eventualmente godere dei benefici».

Mion, infine, ha dichiarato che la banca punterebbe ad incassare più di 600 milioni dagli asset immobiliari: «ma Viola fa un discorso più serio perché dice che prima di mettere in vendita vuole capire bene quali sono i beni vendibili dopo il piano, perché con il piano si libererà qualcosa in più, per esempio filiali e uffici».

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