L’attore porno sieropositivo: «quante “doppie vite” nel mio Veneto»

Il vicentino Busolo, impegnato nel diffondere l’informazione su come si convive con l’Hiv: «il preservativo non può sostituire la testa»

Di Aids non si parla più, da quando la scienza medica ha elaborato cure che, pur non guarendo, fanno convivere con il virus dell’Hiv. Il mese scorso, come il 1° dicembre di ogni anno, la Giornata Mondiale della lotta all’Aids ha rispolverato per qualche giorno sui media il problema: 36,7 milioni di infettati nel mondo, 3 mila e 444 nuove diagnosi in Italia nel 2015, l’invito a fare il test anche in assenza di sintomi visibili (febbre, eruzioni cutanee, dolori muscolari e articolari, perdita di peso, nausea e stanchezza). Ma c’è chi ha fatto di questo problema di salute, che un tempo uccideva senza pietà azzerando il sistema immunitario, una ragione in più per vivere la sessualità con una gaiezza, potremmo dire, sfrontata.

Girovagando sui motori di ricerca, ci siamo imbattuti in una conferenza all’università di Pavia decisamente particolare: l’Arcigay locale il 5 dicembre 2016, per parlare dello «stigma» nei confronti dei sieropositivi, ha invitato a parlare Sandro Busolo, alias Zander Craze. 32 anni, vicentino, di mestiere modello e porno-attore, in passato cantante, ballerino e maestro di danza, ora in procinto di lavorare per una grossa azienda assicurativa, Busolo ha contratto l’infezione quando di anni ne aveva 22. Omosessuale dichiaratissimo, a vederlo così sembra il bravo ragazzo della porta accanto: difatti vive ancora con mamma e papà. A parlarci, al di là delle sue vicende strettamente personali, viene fuori uno spaccato di vita che racconta di un certo Veneto che esiste eccome, formicolante nell’oscurità, fra persone comuni e società-bene. Ma di cui al massimo si bisbiglia, confinato nell’underground.

«Ho fatto anche l’attore in una compagnia teatrale di Vicenza», ci fa, «e cantavo in una tribute band di Jovanotti. Dal tributo a Jovanotti mi hanno mandato via per il mio profilo web da pornoattore e per la mia omosessualità. Sai com’è, vengono a vederti le famiglie coi bambini, non ci fissavano più le date...». E’ stato anche in tv: «nella tramissione Undressed (dove si flirta stando in un due in mutande su un letto, ndr), mentre come tronista da Maria De Filippi non mi hanno preso: dopo tutto, è intrattenimento per casalinghe, pensavo fosse meno “baracconata”». Di conferenze universitarie ne ha fatte altre, «a Padova per esempio, e mi hanno chiamato a Firenze. Sono stato anche relatore su un opuscolo della Onlus Plus, che assiste chi è sieropositivo, sul tema del chemsex (il sesso sotto effetto di sostanze chimiche, ndr)».

Il primo giro di boa, che è il momento di crisi per tanti ragazzi e ragazze, è stato il coming out, dire al mondo che si è omosessuali: «a 14 anni, prima coi miei, poi un po’ con tutti». Senza tanti patemi d’animo, a quanto pare. La sua vita da gay è esibita e “professionale”: «Faccio spettacoli in locali gay, anche qui vicino, e porno con il nome d’arte di Zander Craze». Ecco come funziona: «in genere si fanno dai 20 ai 30 film all’anno, ma io ne faccio meno. C’è un ricambio pazzesco, ci sono molti ragazzi che vogliono far soldi. E’ un lavoro che ti cambia la vita sociale: dopo un anno per una casa di produzione americana, mi hanno detto che dovevo essere “social”. Risultato: ho 25 mila follower su Twitter». Non si lavora a tempo pieno: «in genere o hai un lavoro normale e poi fai porno per arrotondare, o lo usi per guadagnare e come vetrina per i clienti». Clienti? «Sì, se fai anche l’escort. E io ho fatto anche l’escort». Il ritratto di alcuni suoi colleghi è inquietante: «vivo coi miei, che mi hanno accettato, non sono un tipo da scelte radicali. Ma ci sono ragazzi che fanno casa-palestra-film-clienti, e di notte poi che fanno? Si drogano». E ti credo.

L’Aids gli si era già annidato in corpo: «all’inizio il virus non ti dà sintomi particolari: ti sciupi un po’, ti viene la febbre. Non te ne accorgi nemmeno, e non sapendolo puoi trasmetterlo inconsapevolmente». Per questo l’uso del preservativo è fondamentale. «Sì ma è diventato un alibi: è utile, ma è molto più utile la consapevolezza di cosa si sta facendo e con chi. I farmaci per le cure costano: da 1000 a 1600 euro al mese. Devi farti gli esami del sangue ogni sei mesi. Forse uscirà una nuova terapia: una puntura, senza pillole. Per il resto, vivi normalmente. Ma molti si disperano: di recente mi ha scritto un ragazzo pugliese con l’Hiv, aveva tentato il suicidio…».

Il mondo gay è particolarmente esposto, visto la promiscuità specie maschile. «Sì, è vero». Ed è ancora discriminato? «Non c’è più la discriminazione di un tempo, ormai c’è indifferenza come per gli etero. I gay si autoritagliano spazi come una specie di setta segreta, ma direi che questo non è nè un bene nè un male». Fra locali dedicati e app d’incontri sul web, c’è un sottobosco, una “dimensione parallela” molto fiorente. Con doppie e triple vite. E’ così? Sorride malizioso: «di giorno è Metropolis (il film di Fritz Lang su un futuro paranoicamente ordinato, ndr), e di notte… è il paese dei balocchi. Girano un sacco di droghe, e specialmente in Veneto c’è un ossimoro fra apparenza immacolata e animalità del sesso. E questo porta ad esasperare i due aspetti». Vecchia storia, la repressione che cerca compensazione nella perversione: meccanismi della psiche, abissi dell’inconscio. «Ti potrei dire di un uomo, sposato con famiglia, che vuole fare sesso con me senza protezione…».

Pacifico e straconvinto dell’assoluta bontà delle sue scelte di vita, gli facciamo presente che ormai il sesso è ovunque, ci sbattono in faccia tette culi e corpi perfetti a ogni angolo, lo sfondo pornografico è diventato la regola della nostra percezione quotidiana. Col risultato che perfino l’eros sta diventando una noia. Altro che trasgressione. Busolo, simpaticamente impunito, si dice d’accordo: «il sesso è la cosa più figa al mondo, ma è strumentalizzato a iperstimolazione, è diventato meccanico, brutto. Si trattano le persone come pezzi di carne». Lo guardiamo con scetticismo: detto da un attore porno… «Proprio perchè lo sono posso dirti che se facessimo detox, se ci disintossicassimo dall’ossessione per il sesso, vincerebbero le fantasie di ognuno, non quelle indotte». Lo dice con ironia, nevvero. «Sì». Ah, ecco.