Riviera del Brenta, mai spesi i soldi per il tornado

A un anno e mezzo dal tornado che devastò la Riviera del Brenta, i 450 mila euro raccolti grazie alle donazioni dei cittadini veneti e italiani, non sono mai stati spesi. Come scrive Marco Bonet a pagina 3 del Corriere del Veneto, la colpa sarebbe della burocrazia: all’origine della questione la riforma della Protezione civile attuata dal governo Monti che stabilisce che i soldi raccolti dal numero verde 45500 (lo stesso usato per il sisma del Centro Italia) possono essere spesi esclusivamente per il ripristino di opere pubbliche danneggiate dall’evento calamitoso, previo assenso di un “Comitato dei garanti” composto dai rappresentanti della Protezione civile, dei Comuni e della Regione colpiti. Per un anno nulla si è mosso finchè il Comune di Pianiga non ha chiesto il ripristino del campo da calcio. La Regione propone di aggiungere ai fondi raccolti dagli sms (211 mila euro) quelli del conto corrente per i donatori privati attivato da Palazzo Balbi (250 mila). Ma il totale, 450 mila euro, non basta a coprire la spesa prevista di 1,1 milioni.

E scoppia la grana politica: il Comune di Dolo si oppone perchè vorrebbe destinare quei soldi alla sistemazione delle dighe del Brenta, mentre il sindaco di Mira Alvise Maniero attacca: «capisco che i 200 mila euro raccolti con gli sms non si possano utilizzare per i privati ma perché estendere questo limite ai 250 mila del conto corrente della Regione e ai 650 mila che si vorrebbero aggiungere per l’impianto di Cazzago? Il 95% dei danni provocati dal tornado è stato subito da famiglie e imprese e chi ha risposto all’appello “Dona per la Riviera” voleva aiutare loro, non i Comuni. Chi glielo va a spiegare adesso? A Dolo c’è gente che non ha ancora visto un centesimo».