Variati non ha le palle per rispondere a Marzotto e Facco

Agli attacchi della coppia ora più “riminese” che vicentina, il sindaco e presidente della Provincia non replica come chi dovrebbe difendere il suo territorio

Fortuna che non si chiama più Fiera di Vicenza, altrimenti un sindaco (e un presidente della Provincia) degno di questo nome, avrebbe già dovuto fare quel che andava fatto: rispondere a tono a Matteo Marzotto e Corrado Facco. Non sono più presidente e direttore generale della spa vicentina, costoro, ma vicepresidente e direttore generale della Ieg (la società nata dalla fusione con Rimini Fiera il 28 ottobre 2016). E siccome la Ieg è all’81% di Rimini, e solo al 19% di Vicenza Holding (amministratore unico il commercialista Primo Ceppellini), è comprensibile che i due si scaglino con inusitata baldanza contro quel che non funziona, a loro dire, di Vicenza. Comprensibile, sì: se provenissero da Rimini e non conoscessero Vicenza. Ma Marzotto è stato messo a presiedere nel dicembre 2013, ha perfino il cognome vicentino, ed è stato pure presidente della scuola per manager Cuoa di Altavilla (dopo essere stato scaricato da Confindustria), nonchè in cda della Banca Popolare di Vicenza (entrò nel dicembre 2014, perciò potrebbe rientrare nel novero degli amministratori soggetti ad azione di responsabilità). Facco arrivò per la prima volta nella Fiera berica nel 2004, e nel 2010 assunse la direzione generale. Scoprono adesso che il collegamento viario fra la zona fieristica e il centro città è insufficiente, che nei giorni delle esposizioni, specialmente orafe, il traffico va in tilt? «La Fiera farebbe bene a riferire le lamentele al Comune prima di tutto, cosa che non ha fatto», ha fatto presente, pacato ma duro, l’assessore Antonio Dalla Pozza. Sarebbe stato il minimo.

Marzotto la settimana scorsa all’emittente Tva ha parlato anche di camere d’albergo strapagate a fronte di una qualità non corrispondente. Ma, al netto di abusi ed eccessi sempre possibili, un uomo di mondo come lui dovrebbe sapere che una banale legge del mercato prevede che durante le giornate di forte domanda i prezzi salgono. In ogni caso, la Confcommercio non è d’accordo con lui: «Per quanto riguarda l’accoglienza – ha detto Ernesto Boschiero, direttore vicentino di Ascom al Corveneto del 27 gennaio – sono convinto che siano stati fatti parecchi passi avanti nella qualità delle strutture ricettive, della ristorazione e dei negozi». Facco, dal canto suo, accusa addirittura «l’Italia (Vicenza in questo caso)» di non «garantire una qualità di accoglienza al pari del suo nome e della sua fama, invece i servizi sono sembrati insufficienti. Stiamo parlando dell’appuntamento più internazionale della città, con un indotto importantissimo. Un momento in cui potremmo valorizzare le nostre eccellenze, sia nel turismo quanto nello shopping» (Corriere del Veneto, 26 gennaio). Un attacco in piena regola a Vicenza in quanto tale. Vicenza che è ancora azionista, via Comune e Provincia, della holding a sua volta socia della società di cui lui è dipendente. Vicenza che era la sua azionista di maggioranza fino a qualche mese fa. Vicenza il cui indotto – a proposito d’indotto – è stato ridimensionato dalla decisione, pervicacemente difesa, di abolire la manifestazione orafa di maggio (sostituita, si fa per dire, da una ad aprile a Dubai, che a quanto risulta da quest’anno si sposterà nella tradizionale Dubai International Jewellery Week dal 15 al 18 novembre, come già avveniva in anni passati: qual è stata, a conti fatti, la convenienza del’esperimento primaverile?).

Ma l’insistenza di questi giorni nell’attaccare la città del Palladio è sospetta. Proprio quest’anno, in concomitanza con le critiche sui disservizi più o meno “nuovi” e più o meno reali, Marzotto denuncia («mettendoci la faccia», ha sottolineato con ammirato incanto il solerte cronista di turno) un fattaccio davvero ignobile: «La madre di una giornalista che era nostra ospite in Fiera, le due donne sono originarie del Ruanda, non è stata fatta salire in taxi». Pure razzisti sono, certi vicentini (nello specifico tassisti). Ammesso e non concesso sia vero, a parte verificare il motivo dell’accaduto, si resta anche noi ammirati da Marzotto. Ammirati dal suo sfacciato strabismo: si indigna per un mancato tragitto in taxi, e non fa una piega di fronte alla denuncia, non verbale sui media, ma penale in Procura, di un lavoratore che accusa di sfruttamento schiavistico una ditta di un gruppo imprenditoriale ospitato a Vicenza Oro January. Alla faccia della responsabilità etica e sociale tanto sbandierata. Per non parlare del caso, davvero di cattivo gusto, di un ex storico dipendente della Fiera vicentina a cui è stato negato l’ingresso in quella che era la “sua” azienda.

Di fronte a tutto ciò, che dice il sindaco e presidente della Provincia, Achille Variati del Pd? «Sarebbe molto grave e inaccettabile» che fosse successo realmente l’episodio del taxi; e questa invece è la risposta sull’acqua calda delle inadeguatezze: «è intenzione dell’amministrazione organizzare con molto anticipo rispetto al prossimo appuntamento con la Fiera dell’oro incontri non solo tra Comune e Fiera, ma coinvolgendo altri enti, aziende e operatori per offrire servizi sempre migliori agli utenti delle manifestazioni». Oddio quanta virilità, signor sindaco. Che repliche pugnaci. Che alto senso dell’onor. C’è da dire che almeno Variati ha aperto bocca, sebbene tenendola ben stretta, a culo di gallina. Il terzo azionista di peso di quel minoritario 19% di Ieg, ovvero la Camera di Commercio berica, non ha ritenuto di far sapere che esiste. Paolo Mariani, il suo presidente, non si sa bene se sia ancora vivo. Alzi la manina ogni tanto, altrimenti ci preoccupiamo.

L’ex politico leghista Stefano Stefani, orafo in pensione ma con l’azienda ancora attiva e presente in Fiera, dice che Variati l’ha svenduta a Rimini. Noi in passato abbiamo sostenuto che,  nelle condizioni in cui era (42,5 milioni di debito per quel benedetto nuovo padiglione), alternative non ce n’erano. Ma a quelle condizioni ci siamo arrivati anche per come è stata gestita in questi anni. Anche per responsabilità dei soci. Variati nel 2018 non renderà conto agli elettori vicentini, perchè non potrà più ricandidarsi. Non renderà conto di aver voluto confermare Marzotto alla presidenza della Fiera nonostante l’inopportunità etica di una condanna per evasione fiscale – reato finanziario – che ha colpito Matteo. Non renderà conto di aver ricevuto, per tutto ringraziamento, bordate mai udite prima all’indirizzo di Vicenza, dopo l’incorporazione della Fiera vicentina nella nuova società di assoluto dominio riminese. Non renderà conto di non avere neanche gli attributi per rispondere come chi ha a cuore coi fatti, e non solo a parole, l’orgoglio di rappresentare una città e un territorio. Vada a ricandidarsi a Rimini, dove ci sono un sacco di strutture alberghiere e senz’altro non ci sarà un tassista maleducato che sia uno, per la gioia del suo amato (ma un po’ ingrato) Marzotto. Magari, già che c’è, ci trasferisca tutta la fiera dell’oro, sulla Riviera Romagnola…