Pfas, i medici: «estendere test a neonati e anziani»

Dopo l’inizio lunedì a Lonigo del maxi-screening sugli adolescenti dei 21 Comuni veneti della “zona rossa” coinvolti nella contaminazione da Pfas, associazione medici per l’ambiente (Isde) lancia un appello affinchè i controlli siano estesi anche su neonati e anziani over 65. «Non si capisce perché queste due categorie di popolazione siano escluse, sarebbe molto importante che la Regione le monitorasse: sono le più a rischio», dichiara il presidente Vincenzo Cordiano sull’edizione di Vicenza del Corriere del Veneto in un articolo di Andrea Alba a pagina 10.

«Se non vengono monitorati, non sappiamo cosa può aver fatto loro l’esposizione agli Pfas – continua Cordiano -: il colesterolo e altre patologie collegate si manifestano nelle persone più adulte, mentre è proprio un rilievo della sanità regionale dello scorso ottobre che evidenzia malformazioni sui neonati». I medici temono inoltre che l’analisi proceda troppo lentamente e stima in 3 anni la durata dei controlli nel solo territorio Vicentino che vede coinvolte 30 mila persone. Cordiano infine contesta le parole del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che aveva giudicato i livelli di Pfas in falda (il limite in Italia è di 500 nanogrammi per litro, negli Usa è al 70 per litro) compatibili con la salute dei cittadini: «forse Galletti considera gli italiani più resistenti?».

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