«Se Forza Italia torna con Bitonci non eleggerà nessun consigliere»

Bianzale, uno dei due azzurri espulsi per aver fatto cadere l’ex sindaco leghista, si ricandiderà. E sull’ex commissario Furlan, indenne dalla purga: «sapeva tutto»

Il collegio dei probiviri di Forza Italia li ha espulsi dal partito per aver causato con le loro dimissioni dal consiglio comunale di Padova la caduta del sindaco leghista Massimo Bitonci. Ma loro, gli ex consiglieri comunali azzurri Manuel Bianzale e Carlo Pasqualetto, non ci stanno. Annunciano di avere ingaggiato un team di legali, impugnando il pronunciamento davanti al tribunale civile per chiedere i danni. Pronti a ricandidarsi.

«Confermo che se ci sono i margini giuridici – fa sapere Bianzale (in foto) – noi due non solo ci rivolgeremo alla magistratura ordinaria con un ricorso d’urgenza, ma chiederemo anche un risarcimento per danno morale. Perché quella decisione è falsata in partenza».  Bianzale, 43 anni, fondatore e manager di una società di consulenza che dà lavoro a una trentina di persone, da ex capogruppo azzurro a palazzo Moroni mantiene un aplomb distaccato, anche se parla di carte bollate che diventeranno bollenti.  «L’accusa che ci viene mossa è quella che la sera dell’11 novembre assieme a Pasqualetto avremmo firmato dal notaio le nostre dimissioni» nonostante che, nel tardo pomeriggio, Niccolò Ghedini, proconsole berlusconiano in Veneto, avrebbe comandato loro di non farlo. «Il punto è che noi dal notaio, lo dicono le carte, siamo andati alle tre del pomeriggio. Per cui nei fatti sono sbagliate le premesse della nostra espulsione. Mi domando poi se in un partito direttive di tale portata si comunichino a mezzo agenzia di stampa».

Sopra di loro, nella gerarchia, c’era però l’ex commissario azzurro Simone Furlan, che non ha patito alcun provvedimento. Bianzale rimane un attimo in silenzio e legge in questo modo il “salvataggio”: «Partiamo da un punto. Tutti nelle settimane che precedettero la caduta di Bitonci leggemmo un lancio d’agenzia in cui il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi in persona forniva ampia autonomia all’allora commissario Furlan. Ricordo che lo stesso Furlan è membro dell’ufficio di presidenza nazionale. Noi la decisione di dimetterci l’abbiamo maturata in coscienza ed autonomia comunicandola a Furlan, il quale in modo apprezzabile si è sempre speso tantissimo per la nostra città e col quale abbiamo lavorato gomito a gomito». Ma il fatto che Furlan sia membro dell’ufficio di presidenza, che sia vicinissimo a Berlusconi e che la cosa cosa lo abbia in qualche modo messo al riparo da un provvedimento, è solo una ricostruzione giornalistica? «È un’ipotesi che si può fare. Io lo penso, anche se l’unica cosa che io posso dire con certezza è che mentre ero in carica il partito è stato messo costantemente al corrente di tutto rispettando la linea gerarchica».

L’ex sindaco Bitonci ritiene che la “congiura” che l’ha fatto finire fuori sia partita direttamente dai vertici di Fi. Cioè da Berlusconi, Ghedini e dal coordinatore regionale Marco Marin? «L’unica cosa che al riguardo sono in grado di dire – commenta Bianzale, non sbottonandosi – è che io mi sono sempre rapportato col commissario Furlan. Punto. Quanto poi alla ricerca di un capro espiatorio da parte di Bitonci che cosa devo dire? Ma vogliamo scherzare? Bitonci è saltato perché cinque consiglieri, due di provenienza Lega, un civico e due forzisti lo hanno mandato a casa per una serie di motivi che non si possono tacere». E poi giù una lista lunga come l’elenco telefonico: «l’avere bellamente buttato alle ortiche il programma elettorale per cui la cittadinanza lo aveva votato; l’avere cucinato una piroetta sul tema dell’ospedale vedasi l’improvviso innamoramento per il sito di Padova Est, senza nemmeno coinvolgere la maggioranza, pur a fronte delle nubi, anche giudiziarie, che su quel sito si sono materializzate; l’avere portato avanti senza nessuna ragione plausibile e senza riuscirci – anche grazie alle nostre dimissioni – lo spostamento dello stadio del calcio al Plebiscito con tutti gli sperperi che avrebbe comportato; l’avere ridotto gli alleati ad una specie di sparring partner cui quali nemmeno parlava più; l’avere guastato il rapporto con soggetti di primo piano quali la Camera di commercio, la Curia, l’Università, che in una città come Padova, che non è la Cittadella di Bitonci, in un capoluogo  che invece il primo cittadino ancora nemmeno conosce, tanto da dovercisi tutt’ora muovere col Tom Tom». E ancora: «Bitonci a causa dei suoi limiti politici, umani e a quelli relativi alla sua incapacità di gestire il suo rapporto, se non con una giunta di yesmen, fatta quasi tutta di gente in qualche modo condizionabile perché senza un lavoro, s’è perso per strada pezzo dopo pezzo porzioni intere della sua maggioranza. Per cortesia, di che cosa stiamo parlando?».

Nel frattempo lo scenario politico sta evolvendo. Alcuni, come il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta, sostengono che con la Lega si debba ricucire. E nella direzione di un ritorno alla tradizionale alleanza son state viste proprio le espulsioni dei due padovani. Ma allora, chiediamo a Bianzale, a cosa è servito far cadere Bitonci? Il centrosinistra sostiene che Fi nel Veneto sia già poco più di un partitino. E come si sta muovendo il nuovo commissario azzurro Adriano Paroli? «I padovani, di centrodestra o di centrosinistra che siano – spiega Bianzale – di Bitonci non vogliono nemmeno più sentire parlare perché si è rivelato il sindaco più incapace che Padova abbia mai avuto. Se Fi alle prossime comunali si rialleerà con lui, prenderà il 2% senza eleggere nemmeno un consigliere a fronte di un 16% rimediato nel 2014 alle europee e un 8% rimediato nella stessa occasione alle comunali. Segno che i padovani non hanno trovato attraente quella proposta sul piano amministrativo. Salendo di livello poi a me vien da dire che un centrodestra non moderato a me, uomo di centrodestra, non piace. Come non mi piace un centrodestra con una Lega a trazione “lepenista” la quale non troverà mai spazio tra i moderati». In Regione Veneto, però azzurri e leghisti sono alleati eccome, e senza evidenti problemi. «Un conto è la Lega made in Bitonci, un conto è il Carroccio di Zaia che fa affidamento su un altro linguaggio, altre maniere e altri programmi. C’è uno iato fra queste due anime leghiste. Quanto a Paroli dico solo che è un commissario fantasma. E dico di più. Pasqualetto ed io Padova la amiamo, crediamo nella sua anima moderata e siamo pronti a ricandidarci con chi condivida questo orizzonte».