Verona, la battaglia delle otto armate

La politica in riva all’Adige è un’incognita quotidiana: guida per capirci qualcosa dopo il voto sul bilancio (che ha tenuto in vita Tosi)

Flavio Tosi è riuscito a superare indenne le forche caudine del voto sul bilancio, nel consiglio comunale di martedì sera 31 gennaio. Tecnicamente, grazie ad una contestata norma-ghigliottina del regolamento, che ha fatto chiudere entro l’orario di legge “bruciando” i sub-emendamenti delle opposizioni. Numericamente, perché ha ottenuto 19 voti a favore contro 13 contrari (con una astensione, dell’Udc). Politicamente, perchè è stato salvato dal gruppo “Verona Domani”, il gruppo che fa capo all’ex tosiano Stefano Casali (che correrà come candidato sindaco in primavera) dalla sorella ex leghista Barbara Tosi e dal fido Cristiano Maccagnani.

La sorpresa è che a garantire, in gran parte, la maggioranza alla maggioranza sono stati i tre casaleros (Andrea Sardelli, Filippo Rando e Rosario Russo), cioè dei casaliani che avevano invece affondato il testo in tutte le circoscrizioni. Ufficialmente, per senso di responsabilità civica per la città: non si poteva perdere il treno del project financing dell’Arsenale (quasi 15 milioni tolti ad altre opere, strade, impianti sportivi, marciapiedi, su un totale di 45 milioni, cosa che ha fatto infuriare le minoranze). In realtà, perchè a tutti fa comodo che Tosi resti in piedi fino a scadenza naturale di mandato. Perchè ancora grande è la confusione sotto il cielo. Nonostante manchino appena quattro mesi alle urne.

Avevamo lasciato Forza Italia che cercava abboccamenti con l’anti-berlusconiano Tosi, dopo averne detto peste e corna per anni. La Lega si è tenuta finora alla finestra, preannunciando che farà il nome del suo candidato sindaco il giorno di San Valentino (si parla del segretario cittadino e senatore Paolo Tosati). Dopo che è tornato il sereno fra i due partiti – suggellato in Veneto dall’espulsione di due consiglieri comunali padovani che hanno fatto cadere Bitonci – la tradizionale alleanza forzaleghista pare avviarsi alla conferma. Così almeno dalle dichiarazioni di oggi sull’Arena del plenipotenziario di Salvini sull’Adige, Lorenzo Fontana. Ma c’è un ma: ancora non si è deciso se ci sarà e chi sarà il candidato unico della coalizione. Che perciò potrebbe anche non essere unico. Tra gli azzurri ed i leghisti parrebbe non esservi colui che possa garantire il profilo più adeguato all’elettorato scaligero, da garantire se non la vittoria, almeno l’approdo al ballottaggio, e con un netto margine di vantaggio. Lo stallo, però, potrebbe anche favorire lo stesso Tosi, che rumors di palazzo dicono aver trovato un personaggio che potrebbe sbaragliare tutti e sparigliare le carte.

Rimane in piedi l’eventualità che gli azzurri (dati al 5% dai sondaggi che circolano in questi giorni a Verona) mantengano aperta la porta ad un accordo con i tosiani di “Fare!” (a cui si attribuisce almeno il doppio). Dividendo così in due un centrodestra (leghisti, Verona Domani, Battiti) al cui interno, al primo turno delle comunali, si combatterebbe una lotta all’ultima preferenza per spuntare il ballottaggio. Dall’altra parte, la competizione sarà fra il Movimento 5 Stelle, che il suo candidato sindaco ce l’ha da pochi giorni (Alessandro Gennari) e il Partito Democratico (dove, previe primarie, sono in corsa il consigliere comunale Damiano Fermo, il giornalista Gustavo Franchetto, e la consigliere regionale e segretaria cittadina Orietta Salemi). A meno che il Pd non venga scalzato nel duello, con un exploit al momento improbabile, dalla formazione che si sta preparando a sinistra, e che drenerà consensi al Pd grazie alla fuoruscita dell’ex capogruppo consiliare Bertucco. Da non sottovalutare il peso che potrebbe raccogliere “Verona Pulita” del civico Michele Croce. Il quale, bisogna ricordare, sta facendo campagna elettorale da due anni, in modo capillare, praticamente casa per casa. Infine, il suo gruzzolo personale di voti da mettere sul piatto lo avrà anche l’ex assessore Marco Giorlo (“Tutto cambia”).

In questo quadro così frastagliato e incerto, con al momento, otto armate in battaglia (centrodestra, Pd, M5S, sinistra, Fare!, Croce, Giorlo e Casali), l’unica certezza è che la politica a Verona è un gioco di colpi di scena, dietrofront, manovre e cambi di campo da far invidia a Roma.