Baronio e BpVi, tutte le domande a cui don Paolo non risponde

L’amministratore della scuola privata vicentina dopo l’intervista a Vvox non si fa più trovare. Dalla radiografia del bilancio ci sono troppe incognite

«Il debito risale all’incirca al 2002. È stato contratto quando ci siamo voluti trasferire presso la attuale sede, che venne acquistata dai Saveriani. Nel tempo, anche se la nostra è una scuola privata, abbiamo sempre cercato di andare incontro a tutte le esigenze degli insegnanti e di tutti gli studenti». Il debito è quello della “Istituti Scolastici Cardinale Cesare Baronio Srl” con la Banca Popolare di Vicenza, e a parlare a noi di Vvox in questi termini è stato l’amministratore unico, padre Giampaolo Zanutel, per tutti don Paolo. Solo che non si è ancora capito come faccia a dire subito appresso che la cifra diffusa dal tg di Mentana su L7, ovvero 11,5 milioni di euro, sia «esatta», quando nell’ultimo bilancio visionabile nel registro camerale c’è scritto che l’esposizione finanziaria corrisponde a 5,869 milioni di euro. Il sacerdote risponde così: «…non sono in grado di leggere questi bilanci qua. Posso dire che non ci sono speculazioni. Posso dire che in passato abbiamo cercato di contrastare la banca in termini di tassi d’interesse che ci parevano eccessivi. Va poi detto che tra le cause che ha la banca il contenzioso col Baronio è ben poca cosa. Posso garantirle che i soldi qui nessuno li ha mangiati fuori. È chiaro che la scuola certi problemi ce li ha perché la struttura è molto vecchia. Il riscaldamento costa, la luce costa, la coibentazione è quello che e le spese vive sono assai onerose. Il nostro è un edificio degli anni ‘40-50».

Abbiamo ripetutamente chiesto di poter riparlare con don Zanutel perchè ci indichi una persona competente autorizzata a parlare a nome dell’istituto (il commercialista che ha materialmente redatto il documento, per esempio), ma da giorni Zanutel è sparito. Non si fa trovare al telefono, la sua segreteria non risponde alle mail, e nemmeno i colleghi di alcune televisioni come Sky e La7 (“Piazza Pulita”) sono riusciti a trovarlo. Eppure, nonostante sempre nell’intervista di una settimana fa, dica «questo non me lo so spiegare perché non mi interessa», è lui ad aver firmato quel bilancio. E ne è lui responsabile.
Ma questo don Zanutel lo sa benissimo. Come sa benissimo la BpVi che sono troppi gli interrogativi che il caso della scuola privata vicentina lascia in sospeso. Ma anche la banca ha deciso di non emettere un numero nè una parola, nè su questo nè sugli altri 29 grandi insolventi di cui è uscita la lista due settimane or sono. Una chiusura che ci autorizza, per ciò che riguarda il Baronio, a porli in tutta la loro evidenza sulla base dei dati forniti dal bilancio.

Conto economico. Il fatturato del 2015 è di 719 mila euro, con un aumento di circa 200 mila rispetto al 2014. Il costo del personale (in gran parte costituito dai professori, che sono più di 30) è stato di 492 mila euro, mentre nel 2014 ammontava a 612 mila. Circa 200 mila euro in meno. Evidentemente ci sono stati esuberi, o riduzioni agli stipendi. La differenza fatturato-costi nel 2014 era di 499 mila euro, mentre nel 2015 è sceso a 217 mila. Le donazioni (25 mila euro) hanno quasi azzerato gli oneri finanziari (28 mila in un anno). Il buco è di 260 mila euro, mentre nel 2014 era di 543 mila.
Patrimonio. I crediti sono a poco più di 1 milione di euro (1,106 per l’esattezza, fra 897 mila di rette studentesche e circa 65 mila dal fisco), con un valore totale degli immobili, ovvero sostanzialmente della sede in viale Trento, di 8,8 milioni. Il totale degli attivi, aggiungendo 1,8 di patrimonio netto, è di più di 10 milioni. Partendo da un capitale iniziale di 50 mila euro. Prima del 2014, tuttavia, è avvenuta una rivalutazione immobiliare di 2,6 milioni, che ha influenzato il patrimonio netto.
I debiti con le banche, cioè presumibilmente con la BpVi, come detto è di 5,869 milioni. I soci avanzano 123 mila euro. Ma il fisco invece deve avere 862 mila euro, mentre l’Inps deve averne 531 mila. A pagina 20 si fa riferimento ad una diminuzione del debito di 3 milioni nel 2010, con un atto notarile redatto «pur non essendo assistito da liberatoria». E qui la precisazione: «Presumibilmente, in base alle informazioni fornite, la banca non addebiterà gli interessi passivi per il periodo di sospensione a seguito dei rapporti intervenuti con l’istituto stesso». Il finanziamento fondiario della BpVi, ad ogni modo, si riferisce al costo storico quantificato in poco più di 8 milioni (pag. 26).

E sempre in questa pagina del bilancio emerge un altro fatto da sottolineare: l’eredità di Luigina Boeche, che molto stranamente viene computata approssimativamente in «alcuni milioni di euro», che andranno per 1/6 ciascuno alla Parrocchia di San Marcello detta dei Filippini (che è quella di don Zanutel) e al Baronio. «Verosimilmente» (?), si legge, la pratica andrà in porto nel corso del 2016, così che i valori immobili e mobili («liquidità e titoli azionari/obbligazionari») ereditati al «presumibile» (?) valore di mercato «andranno a consolidare il patrimonio della società». E con ciò si chiude il quadro degli elementi significativi di un bilancio contenuto in una delibera in cui si legge che contestualmente è stato approvato anche quello del 2014, dal presidente (sic: non amministratore unico, c’è scritto presidente, il che presupporrebbe un consiglio d’amministrazione) Giampaolo Zanutel, e dal segretario Paola Nigro, rispettivamente proprietari del 55 e del 45% delle quote della srl.

E veniamo ai punti non chiari. Quando e in base a quale perizia, firmata da chi, è stato rivalutato l’immobile con la sua «area adiacente»? E’ un nodo fondamentale per capire anche la possibile trasformazione urbanistica di cui, sempre su questo quotidiano online, ha parlato l’architetto Sergio Carta, curatore degli interessi immobiliari della scuola. Perchè la BpVi ha deciso di non far più pagare gli interessi passivi, quali sono stati agli accordi intercorsi? Come si arriva a 11,5 milioni, se trascritti ce ne sono 5,8? Le azioni e obbligazioni della Boeche erano azioni e obbligazioni della BpVi? E com’è possibile che l’eredità Boeche non venga precisata, limitandosi a scrivere che equivale ad alcuni milioni? E quei soldi dovuti all’Inps cosa sono, contributi dei dipendenti che non sono stati versati, e sì perchè? E idem quel debito fiscale: sono state pagate tutte, le imposte? Nel 2014 il bilancio è stato regolarmente approvato, visto che la delibera 2015 parla anche di quello dell’anno precedente? E nel capitolo entrate, quanto contano i quattrini pubblici per l’accoglienza dei migranti, presenti all’interno dell’area dell’istituto?

Don Zanutel dovrebbe spiegare, a questo punto. Almeno lui, visto che la banca non lo fa, mentre dovrebbe rivelare a fronte di quali garanzie e per quale ragione d’investimento ha prestato denaro al Baronio, a meno di non pensare ad un’eccezionale elargizione in beneficienza. Le famiglie degli studenti (che a quanto dice Zanutel sono stati beneficati grazie al credito avuto da BpVi), l’opinione pubblica che, magari perchè danneggiata dal crac, segue le vicende della Popolare zavorrata dai debiti, e l’intera città di Vicenza che ha nel Baronio una sua realtà storica, a nostro parere hanno diritto di sapere.