Veneto Banca, Consoli: «Bankitalia sapeva tutto»

«La Banca d’Italia sapeva». Così interrogato dai magistrati la mattina del 21 ottobre 2016, l’ex ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli accusato di aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza. Come scrive Andrea Priante sul Corriere del Veneto nell’edizione di Vicenza alle pagine 14 e 15, Consoli si riferisce alle quotazione del valore delle azioni, vendute a oltre 30 euro e poi crollate, spiega che è normale. «Le valutazioni dei titoli per le Banche Popolari è più alta del patrimonio netto contabile. Non era un problema di Veneto Banca, era un problema comune a tutto il sistema delle Popolari e non poteva essere sconosciuto alla Banca d’Italia, che continua a fare ispezioni su ispezioni».

Consoli ha parlato anche delle pressioni ricevute da Roma per la fusione con Banca Popolare di Vicenza. «Lei Zonin lo incontra subito», gli sarebbe stato intimato il 19 dicembre 2013 dal capo della vigilanza Carmelo Barbagallo. Secondo Consoli, il piano di fusione prevedeva che «nessuno che rappresenti Veneto Banca dovrà entrare nel nuovo Cda». Ma lui non ci sta: «“La faccio soltanto a queste condizioni”, così disse Zonin. (…) Ma tu non puoi estromettere la componente di 80mila soci di Treviso dal governo del nuovo gruppo. Zonin disse, senza mezzi termini: “Signori, facciamo così perché se no telefono al governatore”. Tant’è che gli dicemmo: “Scusi, lei potrà anche telefonare al governatore ma sono decisioni che competono a un Cda”». «In quel momento – conclude l’ex ad – PopVicenza sembrava fosse la banca che doveva prendere tutto (…) poi vai a confrontare i dati e si scopre che i numeri di Veneto Banca sono di gran lunga migliori di quelli della Popolare di Vicenza. Però una diventa banca aggregante e l’altra diventa banca vittima…».