Nordest, ascensore sociale fermo (o in discesa)

Aumenta la forbice tra ricchi e poveri nel Nord Italia: secondo l’Istat, tra il 2009 e il 2014 il rapporto tra il reddito delle famiglie più ricche e quello del 20% più povero è passato da 4,6 a 4,9. Parallelamente, si nota un aumento della povertà assoluta, con il 6,7% di persone interessate nel 2015 (rispetto al 5,7% dell’anno precedente). Lo scrive a pagina 16 del Mattino di oggi il sociologo Daniele Marini, già direttore scientifico della Fondazione Nord Est (fino al 2013).

Cambia anche la percezione delle condizioni economiche da parte della popolazione nordestina: se nel 2011 poco più della metà degli abitanti del Triveneto si considerava parte del ceto medio, oggi solo il 26,4% si dichia appartente a questo gruppo sociale. Questi i dati del rapporto di Community Media Research, in collaborazione con la Cassa di Risparmio del Veneto, che evidenziano anche un aumento di chi si considera parte del ceto basso: dal 2,7% del 2011 al 9,0%. Analogamente l’identificazione nel ceto medio-basso è cresciuta dal 43% al 64,6% del 2016.

E se l’ascensore sociale risulta bloccato per quasi due terzi dei nordestini, per il 31,5% è invece addirittura in discesa. Questo gruppo sarebbe composto soprattutto da chi ha un titolo di studio medio basso, un’età più avanzata ed è disoccupato. Il fenomeno interesserebbe in particolare Veneto e Friuli Venezia Giulia, mentre il Trentino Alto Adige registra una situazione più stazionaria.

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