Requisito per profughi, hotel nel Veronese resta vuoto

«Una situazione paradossale». Così l’avvocato Agostino Rigoli avrebbe commentato la situazione dell’hotel Cristallo di Castel d’Azzano, nel Veronese, che martedì ha visto scadere (senza rinnovo) la requisizione firmata dal prefetto Salvatore Mulas nell’ottobre scorso.

Secondo quanto scrive Enrico Presazzi a pagina 6 dell’edizione veronese del Corriere del Veneto, l’accordo tra prefettura e la famiglia Poiani, proprietaria dell’hotel e rappresentata in questo frangente dal legale Rigoli, prevedeva che gli albergatori rinunciassero all’indennità di requisizione a fronte della possibilità di incassare i soldi per l’accoglienza dei richiedenti asilo prevista dalla prefettura nell’hotel.

L’albergo, tuttavia, è rimasto vuoto e a disposizione della prefettura fino al 31 gennaio scorso: «oltre al danno, anche la beffa», comemnta l’avvocato Rigoli ricordando la polemica montata in paese in merito alla possibile trasformazione dell’hotel Cristallo in una struttura per la ricezione dei profughi.

L’arrivo dei richiedenti asilo sarebbe stato “scongiurato” dal sindaco Antonello Panuccio, che nel mese di novembre si era reso dispobibile all’apertura di un centro Sprar a Castel d’Azzano. Ottenendo così uno stop degli arrivi gestiti dalla prefettura.

«La nostra intenzione sarebbe stata quella di non aderire – spiega Panuccio – personalmente non condivido le politiche adottate sinora dal governo, però a Castel d’Azzano la proprietà non ha mai negato la disponibilità dell’hotel Cristallo e quindi la soluzione più sensata ad oggi rimane quella di limitare i numeri attraverso lo Sprar, 35 profughi anziché 200 che è la capacità media dell’albergo. Se non facciamo così l’hotel potrebbe ancora riempirsi di profughi».

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