Sanità, Bartelle (M5S): «tolti 66 euro a ogni polesano»

Sulla sanità veneta e in particolare sui 66 euro tolti in media a ogni polesano, Patrizia Bartelle attacca frontalmente la giunta lagunare. La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle parte dal documento presentato in V commissione, la cosiddetta “Rendicontazione 51” con cui vengono analizzati parametri e variabili che vanno a delineare la sanità veneta, dove «si parla – scrive Bartelle in una nota – di “leadership della nostra Regione rispetto alla qualità delle cure erogate ed alla capacità di mantenimento dell’equilibrio finanziario“».

Una relazione di per sè «tecnicamente perfetta» che infatti è stata approvata all’unanimità, «ma i dati certificano invece un fallimento politico per quanto riguarda la reale assistenza ai cittadini». La consigliera argomenta la sua distanza dalla relazione. «Negli ultimi anni il numero dei ricoveri è calato del 23 per cento – rileva – perché essendoci meno posti letto nel totale generale, si riducono gli accessi».

«Quanto ai costi, quello del personale è rimasto pressoché stabile tra 2014 e 2015 – sottolinea Bartelle – perchè pensionati non riassunti e diminuzioni di figure apicali non hanno portato a una riduzione della spesa? Quel che è certo riguarda la qualità del servizio erogato: è peggiorato, almeno nella percezione dell’utente, con ricorso sempre più frequente a cooperative di medici ed infermieri per tamponare le varie emergenze».

Ma non è tutto: «per ogni veneto sono stati stanziati 1.813 euro in media per la spesa socio-sanitaria e poichè le Ulss 18 e 19 negli anni passati avevano i conti in ordine ecco il “premio” di quei 66 euro tolti a ogni polesano». «Come al solito – incalza la Bartelle – la provincia di Rovigo è la più penalizzata a livello regionale, come lo fu in passato con un taglio importante di posti letto, che hanno visto pesantemente ridotti quelli pubblici, ma non quelli delle strutture private».