Strazza, l’arte di pacata intelligenza (che ci vorrebbe in Veneto)

E’ stato ospite a Vicenza nel 2005. Una scelta innovativa che però non ha avuto seguito negli anni preferendogli le mega-mostre di Goldin

Con l’antologica curata da Giuseppe Appella “Guido Strazza. Ricercare”, aperta alla romana Galleria d’Arte moderna sino al 27 marzo, Roma celebra uno dei più significativi protagonisti dell’arte contemporanea italiana, il solo che oggi possa ricordare per conoscenza diretta personaggi e fatti di una turbolenta stagione culturale, quella degli anni Quaranta del Novecento, di un’Italia entrata poi nella storia per assai differenti vicende. L’esposizione raccoglie, insieme ad alcuni disegni e sculture, un congruo numero di incisioni e dipinti, dell’artista, che in parte entreranno nelle collezioni della Galleria.

Romano d’adozione, Strazza nasce in provincia di Grosseto nel 1922; si laurea in ingegneria, ma poco più che ventenne abbandona la professione per dedicarsi all’arte, dove esordisce come pittore sulle orme del tardo Marinetti. Alla pittura affianca sin dalla giovinezza l’incisione, in cui eccelle rapidamente per originalità e purezza lessicale: la sintassi astratta si addice perfettamente al suo carattere riservato, amante della letteratura e della filosofia, che vive la propria arte in maniera esclusiva. Al suo lavoro non sono mancati successi, riconoscimenti ed incarichi importanti, dai Premi Feltrinelli alla presidenza dell’Accademia di san Luca. Sue opere fanno parte del patrimonio di musei non soltanto nazionali, dai Vaticani al British e alle Gallerie degli Uffizi, che hanno di recente acquisito in toto la sua produzione grafica e ne stanno completando la catalogazione.

Per quanti in Veneto s’interessano d’arte, la mostra di Roma non costituisce però semplicemente il premio alla carriera di una personalità estranea alla nostra storia: essa si allaccia invece al legame amichevole creato nel 2005 tra Vicenza e l’indiscusso maestro del segno. Nel 2005 Strazza viene a Vicenza su invito di Giuliano Menato, che ne cura una personale negli spazi del LAMeC in Basilica, inserendola nel programma espositivo diretto dallo stesso Menato e facente capo alla retrospettiva di pittura e grafica dedicata nel Salone degli Zavatteri ad Ernesto Lomazzi, uno degli artisti di spicco del nostro recente passato, per concludersi alla chiesa dei S.S. Ambrogio e Bellino, dove espone il giovane incisore Giovanni Turria. Si tratta di un’operazione complessa, la prima del genere tentata a Vicenza e destinata, nonostante i consueti dubbi tipicamente nostrani, a raccogliere non pochi consensi.

L’approccio del pubblico alle creazioni di Strazza è insieme di sorpresa e ammirazione. Colpisce l’assolutezza astratta eppure densa di significati del suo linguaggio, costruito da un segno che si fonda sulla logica matematica e sulla riflessione filosofica e che non sollecita fantasiose interpretazioni, ma esige l’impegno dell’intelligenza e una pacata riflessione. Quanto al maestro romano, accetta serenamente di confrontarsi con una storia artistica provinciale come quella di Lomazzi, tanto differente dalla propria. L’incontro con la città ricca di segni palladiani lo interessa profondamente: «ha per me un grande significato l’occasione di fare qualcosa a Vicenza», afferma nel corso di una nostra conversazione, «in questo posto specialmente, dove Palladio da simbolo diventa sostanza». Alla chiusura della mostra, l’artista dona al Comune di Vicenza una tiratura d’acqueforti appositamente realizzata per l’occasione. Oggi sono al Museo di Palazzo Chiericati anche altre sue creazioni, parte del lascito di Alessandro Ghiotto.

La presenza di Guido Strazza ha costituito uno dei momenti migliori della cultura vicentina nel settore dell’arte. L’esposizione al LAMeC è stata il punto di forza di un progetto in cui l’analisi del passato, l’attenzione al presente e l’apertura verso il futuro si sono esemplarmente intrecciate. Pensato quale svolta innovativa, tale progetto non ha però avuto negli anni seguito alcuno, e delle buone iniziative si è cassato persino il ricordo. Così, alla coerenza di programmi sensati si è preferito dapprima il battage delle mega-mostre di Marco Goldin in Basilica Palladiana a Vicenza, mentre ora ci si dedica soprattutto ad improvvide affermazioni riguardanti un ipotetico improbabile domani vicentino.

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