«BpVi, Baronio, adozioni gay: la crisi della Vicenza cattolica»

Pubblichiamo una nota del gruppo dei fedeli di Vicenza e della Val d’Alpone favorevoli alla messa tridentina

Non ne vogliono proprio sapere a Vicenza di rispettare il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI e di riprendere le celebrazioni della Messa in latino in città . Esse furono sospese arbitrariamente nel dicembre del 2010 quando da ben due anni si svolgevano presso la chiesa di San Rocco. All’epoca a dare l’alt al rito more antiquo fu Monsignor Cesare Nosiglia, ora Arcivescovo di Torino, nonostante un numero sufficiente di fedeli vi intervenissero. Ma liturgicamente il rito non era rispettato. Dall’arrivo di Monsignor Pizziol nel 2011 si sono succedute udienze, incontri che non hanno portato a nulla di fatto a parte ”autorizzare” la parrocchia di Ancignano , amministrata da don Pierangelo Rigon, per la celebrazione della Messa di San Pio V. Un bene senza dubbio, però: don Pierangelo Rigon, prematuramente scomparso nel febbraio del 2016, esperto in liturgia antica non aveva fatto altro che applicare a se stesso il documento di Papa Ratzinger che consentiva a qualunque parroco di avvalersi della messa tridentina se ne avesse il desiderio.

In secondo luogo non si può lasciare ancora sospesa una Messa per cui erano state raccolte numerosissime firme in base al Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI e per la quale nel 2016 è stata effettuata una nuova petizione. La Pontificia Commissione Ecclesia Dei è l’organo pontificio che dal 2007 è sede d’istanza per le persone che richiedano la messa more antiquo e siano ostacolati dal proprio parroco o vescovo. È intervenuta da noi recentemente con una pratica ad hoc per le irregolarità sopraelencate: Monsignor Pizziol ha ribadito che esiste una sola Messa a trenta chilometri da Vicenza e chi vuole assistervi deve recarsi là. Oltre a non tener conto che il capoluogo è facilmente raggiungibile da tutti si è violato il Motu Proprio in quanto esso prevede che le celebrazioni siano concesse ove vengono richieste tanto più che vi hanno già avuto luogo dal 2008 al 2010 e soprattutto non servono permessi o consensi da parte di vescovi o religiosi vari. Questo ai sensi del documento pontificio di Benedetto XVI.

Che doveva fare l’Ecclesia Dei? Prendere atto della situazione irregolare e certificare che sotto l’ombra della Basilica Palladiana i desiderata della Santa Sede non sono presi in considerazione. La Messa c’è solo in un posto, ma è un vero abuso. Alcuni parroci del centro storico , interpellati sulla questione, avevano dato la disponibilità per la chiesa ma subito la cattiva solerzia del vescovado è intervenuta con delle email a bloccare il tutto. A tutti si concedono spazi: ai migranti in seminario e a chi è di altra fede, solo a noi non si permette ciò che ci spetta per diritto. Dobbiamo forse cercare una chiesa comunale? La situazione ecclesiale nostrana parla da sola: don Matteo Pasinato, teologo che riveste importanti incarichi, si è espresso a favore dell’adozione per coppie omosessuali; don Paolo Zanutel , all’interno dell’immenso calderone suscitato dalla BpVi, ha sperperato ben 11 milioni di euro ed è sparito senza dare spiegazioni. Il crack finanziario vicentino discende direttamente da una crisi di valori spirituali enorme che mette Dio al di fuori della società e non al centro, come dovrebbe essere. Preghiamo per la conversione nostra e dei nostri uomini di chiesa per la loro e la nostra salvezza e santificazione, e affinché i nostri diritti spirituali siano rispettati.