Molestie, prete a processo. Ma scagionato da tribunale diocesano

Amore prete

Il prete accusato da una trentenne di molestie sessuali in canonica  tra maggio e giugno del 2014, è stato scagionato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede davanti al tribunale diocesano di Padova. Come scrive l’Arena a pagina 16, il racconto della donna che accusa il sacerdote di averle proposto un rapporto sessuale durante una confessione, sarebbe discordante e incongruente nelle sue due versioni fornite ai pm e davanti al delegato del vescovo di Padova. «Il racconto della donna – si legge nell’istruttoria del tribunale ecclesiastico- , nelle sue varie versioni, non risulta coerente, né nel riferire le espressioni usate dal sacerdote per effettuare la presunta sollecitatio, né nel riportare la reazione da lei avuta a quelle parole». La donna davanti alla Curia si sera infatti detta «scossa», mentre davanti al pm «sconvolta e in affanno».

«La reazione non è un fatto di secondaria importanza -, motiva il tribunale diocesano – Di fronte a una proposta del tutto in contrasto con qualsiasi previsione e con la morale una persona con adeguato rapporto con la realtà resta sconvolta, di fronte a una provocazione invece si può rimanere confusi». Secondo il tribunale ecclesiastico, il sacerdote nega che si trattò di una confessione e «nega di aver detto che Gesù era un peccatore e che per convertirsi lei doveva concedersi a lui».

Una situazione, insomma, «poco limpida, per nulla tranquilla dal punto di vista emotivo. Con tutto ciò non si può ritenere che il chierico abbia dolosamente invitato e proposto alla donna di peccare». Il tribunale afferma che la donna ha fornito agli atti solo i messaggi telefonici da lei ricevuti dal prete senza mostrare i suoi e dai quali emergerebbe «non la storia di una donna vittima di un approfittatore ma di un uomo e una donna, almeno fino a che non sono nati contrasti, vittime delle proprie fragilità». Per cui non è ravvisabile alcun delitto. Per il prete è ancora in corso un procedimento in sede penale davanti al collegio presieduto da Marzio Bruno Guidorizzi del Tribunale di Verona.

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