Eni Nigeria: a processo Scaroni, Descalzi e altri 9

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ad di Eni Claudio Descalzi, per l’ex ad Paolo Scaroni e per altre 9 persone, tra cui anche Luigi Bisignani, la stessa Eni e Shell. Queste ultime due, come spiega l’Ansa, sarebbero indagate in base alle legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, nell’ambito del procedimento con al centro l’accusa di corruzione internazionale per una presunta maxi-tangente da 1 miliardo e 92 milioni di dollari che sarebbe stata versata da Eni e Shell a politici nigeriani per l’acquisizione nel 2011 di un giacimento petrolifero in Nigeria noto con la sigla Opl-245.

La presunta maxi mazzetta da 1 miliardo e 92 milioni, equivalente al prezzo dell’acquisizione da parte di Eni e Shell del giacimento petrolifero, sarebbe servita, secondo l’accusa, a corrompere una sfilza di politici del Paese africano e in parte sarebbe stata anche retrocessa a manager del colosso petrolifero italiano. In particolare, hanno scritto i pm nel capo di imputazione, Scaroni avrebbe dato «il placet all’intermediazione di Obi» Emeka, presunto intermediario nigeriano delle stecche (indagato), «proposta da Bisignani e invitando Descalzi», all’epoca dg della Divisione Exploration & Production Eni, «ad adeguarsi». Sia Scaroni sia Descalzi, poi, secondo l’accusa, avrebbero incontrato il presidente nigeriano Jonathan Goodluck per definire l’affare. Eni più volte ha ribadito, però, «la correttezza dell’operazione relativa all’acquisizione della licenza per lo sfruttamento del blocco OPL 245».