Il caso Gagliardini: flop a Vicenza, titolare all’Inter

Quando il vivaio biancorosso produceva campioni: Roby Baggio il migliore su tutti

Roberto Gagliardini è un ragazzo di 22 anni, è nato a Bergamo e comincia a giocare nell’Atalanta a sette anni. Cresce nel vivaio della società fino ad esordire tra i professionisti il 4 dicembre 2013, a diciotto anni, in Coppa Italia. È più volte convocato nelle Nazionali Under 20 e 21. Nel campionato in corso, dopo 16 presenze (14 in Serie Ae 2 in Coppa Italia) con l’Atalanta, l’11 gennaio 2017 è ceduto all’Inter (che vince la concorrenza della Juventus) in prestito fino al 30 giugno 2018. Per il club di Bergamo è un affare clamoroso: il prezzo del prestito è di 2 milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a 20 milioni più eventuali bonus, per arrivare ad una cifra massima di 25-27 milioni.

A Vicenza lo conoscono bene. Nel campionato 2015-2016 l’Atalanta lo cede in prestito alla società del presidente Pastorelli. Gagliardini colleziona 16 presenze (in prevalenza subentri) ed un gol. Il 28 gennaio 2016 le due società si accordano per la risoluzione del prestito. In biancorosso infatti delude: utilizzato da Marino come centrale nel centrocampo a 3 non dimostra di essere alla altezza né del ruolo né della categoria. Difficile spiegare la metamorfosi che lo ha portato ad essere, un anno dopo il fallimento a Vicenza, titolare nell’Inter. Domenica scorsa, nel «derby d’Italia» contro la Juventus, è uno dei migliori fra i nerazzurri.

Anche nella storia del Settore giovanile del Vicenza c’è un caso analogo. È quello di Roberto Baggio. È segnalato da un osservatore alla società berica, che lo acquista a 15 anni dal Caldogno per 500.000 lire. Debutta in prima squadra il 5 giugno 1983, a soli sedici anni, nell’ultima giornata di campionato in cui il Lanerossi ospita il Piacenza. Nel campionato successivo è già titolare e con le sue dodici reti contribuisce alla promozione in Serie B. Nel finale di campionato subisce la lesione dei legamenti del ginocchio, ma la Fiorentina lo acquista lo stesso per 2,7 miliardi di lire (equivalenti a 3.750.000 euro di oggi). Ovviamente non si può fare un paragone fra la valutazione di Gagliardini e quella di Baggio, sia per la diversa età dei due giocatori sia soprattutto per la crescita esponenziale delle quotazioni dei calciatori negli ultimi trent’anni. Un adeguamento porterebbe il valore odierno di Baggio vicino a quello finale di Gagliardini per l’Inter.

Peccato che, dopo Baggio, il Settore giovanile del Vicenza abbia prodotto ben poco. Anzi da anni non lancia un calciatore a livello nazionale. L’ultimo prodotto del vivaio biancorosso che abbia avuto successo è Christian Maggio. Il difensore di Montecchio Maggiore, dopo tre stagioni in prima squadra a Vicenza fino al 2003, si è poi affermato nel Napoli ed in Nazionale.

E dire che il Vicenza può vantare un Settore giovanile con una tradizione importante, culminata a metà anni Cinquanta nella vittoria di due Tornei di Viareggio. Quel gruppo di giocatori innervò per molti campionati la prima squadra in serie A. Nomi come quelli di Sergio Campana, Franco Luison, Gianni Zoppelletto, Gigi Menti hanno fatto la storia del Lanerossi.

Era un calcio diverso, ovviamente. La società biancorossa era il faro del calcio provinciale: erano le società dilettantistiche vicentine a portare in prova i loro migliori giovani al Menti. Nel calcio attuale le società più strutturate hanno reti capillari di osservatori sia in Italia che all’estero. I ragazzi sono invogliati, oltre alle prospettive di carriera che può offrire un grande club, anche dai benefit (rimborsi, scuole e convitti pagati, cure, materiali) che mette a loro disposizione.

C’è anche un problema di costi. Mantenere un Settore giovanile oggi costa almeno un milione di euro e non sempre è un investimento. Le società, piuttosto che spendere certe cifre per formare giovani calciatori in casa, preferiscono trovarli sul mercato, soprattutto all’estero. Africa, Sud America, Balcani sono bacini che offrono giocatori under a basso costo, motivati e di discreta qualità.

Ci sono presidenti e procuratori che ne hanno fatto una specializzazione. Il risvolto negativo è che, su tot giovani «importati», solo una minima parte riesce ad affermarsi e a creare un ricavo importante per la società. Nessuno si chiede che fine facciano questi ragazzi sradicati dal loro paese e dalla loro famiglia.

(ph: vicenzacalcio.com)