Caso Manfio, Gentilini: «soliti comunisti». E la Caldato: «io linciata dal Pd»

Il Pd difende l’assessore e attacca: «Caldato poteva avvisare». Il leghista Conte: «il segretario comunale Paraluppi dov’era?»

Nel giro di ventiquattr’ore ore il caso svelato da Vvox.it della delibera illecita distillata dalla giunta comunale di Treviso si è trasformato in un vero e proprio affaire politico-amministrativo. Al di là della clamorosa marcia in dietro della giunta Manildo che annuncia di volere annullare quel provvedimento, la querelle si allarga. C’è la maggioranza del Pd che difende i suoi assessori. C’è l’ex consigliere di maggioranza Maristella Caldato che chiede chiarezza anche su altri aspetti. E c’è il consigliere d’opposizione Giancarlo Gentilini che spara a palle incatenate mentre dall’opposizione il Carroccio chiede lumi direttamente al sindaco Pd.

La prima a parlare oggi è la Caldato. Spiega di avere redatto «una interrogazione rivolta al primo cittadino, nella quale chiedo se sia vero o meno che in passato agli uffici comunali siano stati segnalati lavori abusivi proprio nel parco di Villa Margherita gestito dal gruppo “Gli Alcuni”», il quale vede al suo vertice i fratelli dell’assessore alla partecipazione, la piddina Liana Manfio. Caldato affonda parlando di eccessiva leggerezza da parte dell’assessore. Poi denuncia gli attacchi da lei patiti durante una recentissima riunione del circolo locale del Pd: «Diventa delitto di lesa maestà segnalare alle autorità competenti i comportamenti amministrativi scorretti ed illegittimi dell’amministrazione comunale… ed in particolar modo della Manfio. Un attacco vergognoso alla mia persona, farcito di insulti, derisioni, nonché di argomentazioni prive di fondamento giuridico, in cui la stessa Manfio, ha dimostrato di non comprendere la portata della norma da lei violata. Il teatrino della mia crocifissione ha visto la partecipazione attiva della consigliera Antonella Tocchetto, del consigliere Nicolò Rocco e dell’assessore alle finanze Alessandra Gazzola».

Sul versante Pd è laconico il commento rilasciatoci dal capogruppo a palazzo della Ragione, Giovanni Tonella, il quale preferisce attenersi «a quanto precisato dalla giunta con una nota ufficiale». Una stringata nota in cui si annunciava l’imminente annullamento «in autotutela della delibera» cui ha preso parte Manfio, che ha ammesso «la sua leggerezza» per un evidente – anche se poco rilevante, sostiene sempre l’assessore – conflitto di interesse. Più intraprendente è invece il consigliere Nicolò Rocco: «Manfio ha una storia personale fatta di onestà e trasparenza che dice tutto. Il fatto che la giunta sia pronta alle brevissime ad annullare quella delibera pone fine al problema già prima che si sia posto. Chi invece deve riflettere bene è proprio la Caldato. Avrebbe potuto avvisare chi di dovere senza tutto questo clamore. E per questo si è meritata tutte le critiche uscite dalla riunione del Pd cittadino».

A parlare c’è anche il Carroccio col capogruppo Mario Conte, che punta il dito anche sul segretario comunale: «È chiaro che Manildo sarà il primo a dovere riferire sull’accaduto. È un suo compito come lo è per Manfio. È altresì importante però che i dovuti chiarimenti giungano dal segretario comunale Otello Paraluppi cui per legge è demandato il compito, compito ben retribuito peraltro, del vaglio sugli gli atti della giunta affinché siano rispettosi delle norme». L’ex sindaco Giancarlo Gentilini (in foto), oggi consigliere comunale con una civica di centrodestra che porta il suo nome, va giù di sciabola: «Manfio ha votato quella delibera? Non mi meraviglio. È la politica comunista quella di aiutare parenti, fratelli e amici. È nella prassi della sinistra». Rimane poi da capire se la giunta abbia capito o meno, al momento di quel voto avvenuto il 25 gennaio, che la presenza di Manfio fosse contro legge. Lo sceriffo una sua idea in merito ce l’ha: «Lor signori fanno finta di non vedere. E se non ci fosse stato qualcuno a far deflagrare il caso, anzi ad innescar la mina, poco si sarebbe detto. Quei signori fanno tutto ciò che vogliono all’insaputa del popolo trevigiano». Il segretario Paraluppi avrebbe potuto essere più attento? «La morale è semplice – rimarca l’ex primo cittadino – nessuno sputa nel piatto in cui mangia».