Le garrule Procure venete

Inchieste su BpVi e Veneto Banca: a Vicenza e Treviso le parole non mancano. I fatti, invece…

Antonino Cappelleri e Michele Dalla Costa: Vicenza e Treviso. Si narra che il primo abbia tentato una nobile fuga tramite trasferimento, ma è ancora dov’è. Il secondo era lì che si fregava le mani. Roma aveva avocato a sé tutti i fascicoli e lui… mai visto un procuratore così magnanimo. E riconoscente. Neanche lontanamente la tentazione di rivendicare la competenza. Il giudice naturale: roba da convegni dell’Anm.

Toh che adesso quei bei tipi dei romani gli fanno sapere: eh no!, caro mio. Noi ci occupiamo di ostacolo alla vigilanza e di aggiotaggio, di tutto il resto si occupi Treviso. Strano modo di comportarsi ha questa nostra magistratura. Si palleggia i fascicoli come fossimo a basket. L’importante, pare, è non fare canestro.

Preso alla sprovvista, almeno così dà a intendere, Dalla Costa mette subito la mani avanti. Non ha uomini, né mezzi e forse neanche le competenze giuste. Uno direbbe: da’ un’occhiata alle carte, prima di parlare. Aspetta che da Roma ti arrivino i fascicoli… uno fa il suo lavoro, ce la mette tutta e alla fine, magari, non ce la fa. Oppure, ai colleghi romani, dovendo proprio parlare, dice: se quelle carte me le mandavate prima, forse mi prendevo avanti.

A Cappelleri i romani piaceri non ne hanno fatti. Misteri della nostra giustizia: stessi medesimi reati, di una banca Roma si occupa, dell’altra no. Il “giudice naturale”, in Italia, meglio che non ne parliamo più neanche nei convegni. Avendo la pratica a Vicenza, gli azionisti della BpVi sono più comodi: ogni tanto organizzano un sit-in davanti alla Procura. Quattro cinque volonterosi si prestano al gioco. Il procuratore non fa una piega. Atarassico come deve essere un buon magistrato.

Salvo, quando meno te l’aspetti, e, guarda caso, in procinto di qualche assemblea degli azionisti, rompere silenzio e riservatezza e diventare ciarliero. Come quando, il 1° marzo 2016, l’Ansa riporta una sua dichiarazione: “… è logico pensare che si dovrà estendere il campo d’azione anche alla valutazione di altre fattispecie, come il falso in bilancio e il vincolo associativo”. Gli azionisti si accendono di speranza. Passata l’assemblea, alcuni di loro vanno a trovarlo. La speranza si ammoscia. Cappelleri si è fatto tiepido. Quanto all’associazione a delinquere, è un reato che fa molto rumore, ma meno solido in sede di dibattimento rispetto all’aggiotaggio e all’ostacolo alla vigilanza. Un po’ volubile, ‘sto procuratore. E poi, se a tuo parere l’associazione a delinquere c’è, la porti in giudizio e amen. Se non c’è, neanche ne parli, o no?

Si minacciano nuovi sit-in. Allora Cappelleri manda la relazione alla Corte d’Appello di Venezia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario e sentite bene cosa scrive: “Saranno verosimilmente adottate misure cautelari reali”. Siamo alla poesia. Verosimilmente! Vuol dire: si vedrà, può darsi anche, è probabile o giù di lì. Però le misure saranno reali, eh ben, questo sì. Qua non si scherza. Non lo sapevamo, ma evidentemente ci sono anche delle misure cautelari apparenti, false, immaginarie, ingannevoli, inesistenti. No, queste saranno reali!

Mettetevi per un momento nei panni degli indagati e degli azionisti. C’è di che chiedere asilo politico in qualche Paese in cui le misure cautelari sono sempre e solo reali, ma soprattutto prima si comminano e poi si annunciano e mai “verosimilmente”. E soprattutto si comminano a norma di legge.

Per fortuna, al coro di queste garrule nostre Procure si aggiunge la voce autorevole del procuratore generale. A Vicenza la Procura sta facendo un ottimo lavoro. Grazie! Adesso sì che possiamo dormire sonni tranquilli…