Pfas, Bottacin: «Veneto messo in croce da Commissione Ecomafie»

Tornando sul tema della relazione della Commissione Ecomafie sull’inquinamento da Pfas in Veneto, l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin giudica «gravi e sconcertanti» le dichiarazioni rilasciate dal presidente della commissione bicamerale Bratti. «Parole che non solo ci lasciano basiti – aggiunge – ma dimostrano, per l’ennesima volta, il lavoro poco preciso della stessa commissione. Paradossale infatti che, dopo le mie dichiarazioni, il presidente Bratti ammetta che l’inquinamento da Pfas non c’è solo in Veneto – dice Bottacin – e che, per motivare il fatto che non è stato analizzato il problema presente in altre regioni, si giustifichi affermando che nelle altre realtà non si è individuata la fonte principale d’inquinamento a differenza del Veneto».

«A questo punto è ancora una volta opportuno ricordare – analizza l’assessore – che la fonte principale di inquinamento è stata individuata proprio dalla Regione Veneto, tramite Arpav che fu immediatamente attivata non appena il Ministero ci informò dello studio del Cnr che evidenziava la presenza di Pfas in diverse regioni italiane. Non solo, a titolo di promemoria, ricordo altresì al presidente Bratti che Arpav, ancora nel luglio 2013, presentò denuncia presso l’autorità giudiziaria ex art 440 Codice Penale. Nel ragionamento confuso che emerge dall’intervista rilevo poi un aspetto ancora più grave: nel momento in cui egli afferma che solo in Veneto è nota la fonte principale di emissione, lascia intendere che nelle altre regioni non si possa procedere. Indi il paradosso è doppiamente evidente: se, a differenza del Veneto, altri non si attivano, non possono individuare la fonte di emissione».

«Il Veneto pertanto viene messo in croce per aver trovato e avviato la soluzione del problema prima di altri. Oltre ad aver individuato la fonte primaria di emissione, la Regione Veneto ha infatti immediatamente fatto installare filtri a carboni attivi negli acquedotti contaminati, riducendo l’esposizione dei cittadini in maniera drastica, con effetti positivi, come evidenziato dallo studio effettuato dal registro nascita – coordinamento malattie rare che, mi auguro, Bratti abbia letto. Certo, non c’è da star granché sereni – chiude Bottacin – se si lasciano le analisi a chi, come nel caso della Commissione presieduta da Bratti, confonde la sicurezza attiva (eliminare la fonte di pressione) con la sicurezza passiva (ridurre l’esposizione al rischio del cittadino). Fortunatamente la Regione Veneto è intervenuta su entrambi i fronti fin da quando il Ministero l’ha notiziata. Da altre parti invece non ci si è parimenti attivati: è pertanto gravissimo che il presidente della Commissione, pur sapendo che da altre parti non si è agito, non intervenga»