Brugnaro, non cadere nella trappola di Galli della Loggia

L’attacco dell’editorialista del Corsera è l’ennesimo a freddo. Nel merito tocca un punto vero. Il sindaco affronti quello

Questa volta non è Salvatore Settis, prototipo dell’intellettuale di sinistra bestia nera del sindaco veneziano Brugnaro. Non è Italia Nostra, non è un un arrabbiato che sventola la bandiera No Grandi Navi. Non è il solito “comunista”. Stavolta, ad assestare in piena faccia un ceffone al primo cittadino di Venezia – e pure uno scappellotto al governatore leghista Luca Zaia – è l’editorialista principe del moderato Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia. Quella in prima pagina di oggi sul quotidiano milanese è una vera e propria requisitoria contro la linea politica dell’amministrazione lagunare di centrodestra: «Venezia è ormai irrimediabilmente una città fantasma, l’originale di una Disneyland che è già eguale alla propria copia. Una mostruosità (…) Lo sfruttamento selvaggio delle risorse turistiche ha così creato a Venezia come in molti altri luoghi della Penisola un vasto intreccio d’interessi …: un intreccio che risulta virtualmente inespugnabile e mira in pratica a essere il padrone della politica locale e delle sue decisioni (…) Il turismo, insomma, è diventato il nuovo veleno che sta uccidendo i paesi e le città italiani, il nostro patrimonio d’arte e di cultura, spesso il nostro modello di vita e di relazioni sociali». Brugnaro colpevole di alimentare la distruzione per via turistica della laguna («poche idee ma fulminanti: “Quando hai fame prima pensi a riempire il frigorifero, poi a mangiare meglio. Se elimini il turismo si svuota il frigo e non mangiamo più”»), Zaia di un malinteso orgoglio locale a fronte di clamorose corruzioni come «il Mose con la sua ramificata Banda Bassotti composta quasi tutta di veneti purosangue (vero presidente Zaia? Ma un tempo non era Roma ad essere «ladrona»?)».

Ci permettiamo sommessamente di dare un consiglio al sindaco di Venezia: non replichi il copione dell’amministratore offeso, partendo in quarta con una contro-polemica che è esattamente quel che si aspetta il «liberalone» (così Montanelli chiamava Della Loggia, Panebianco & C). Risponda con freddezza, ma soprattutto risponda coi fatti. E i fatti dicono che i critici e gli ipercritici toccano un tasto di amara verità, quando denunciano l’errore di considerare la città di San Marco sfruttabile intensivamente come qualsiasi altro posto al mondo. Venezia è unica. Ripetiamo: unica. Le categorie e i criteri validi sull’industria del turismo non valgono lì come valgono ovunque. E quindi la sensibilità che dovrebbe avere chi ha l’onore e l’onere di governarla deve essere altrettanto unica. A meno di non voler prendere per buona l’ipotesi provocatoria – ma forse neanche tanto – di rendere davvero Venezia una Disneyland, anzi una Veniceland. Nel senso di appaltarla ad una multinazionale.

Provocazioni a parte, Brugnaro riconsideri almeno in parte le sue posizioni e cambi registro nei rapporti con i contestatori, compresi i professori che non gli piacciono. E alla proposta di commissariare Venezia, non peregrina se si pensa all’insufficienza di poteri di un normale sindaco («è giusto che a decidere della sorte di Venezia siano solo gli iscritti all’anagrafe della città?») potrebbe ribattere che sì, si può fare. A patto che il nuovo plenipotenziario sia Galli della Loggia.