Venezia e Mestre, via libera al referendum separatista

Con 34 voti a favore, ieri il consiglio regionale ha dato il suo via libera al quinto referendum per la separazione tra Mestre e Venezia. Come scrive Marco Bonet a pagina 5 del Corriere del Veneto di oggi, hanno votato a favore tutta la Lega, tutta la lista Zaia, tutto il M5S, gli indipendentisti di Antonio Guadagnini, Sergio Berlato, mentre i no sono arrivati da Forza Italiae dal Pd che al momento del voto è uscito dall’aula per protesta. Per i dem infatti, le modalità della consultazione non rispetterebbero la legge Delrio. Ora toccherà al governatore Luca Zaia stabilire la data del referendum, che con ogni probabilità sarà la stessa della già annunciata consultazione per l’autonomia del Veneto. Il referendum è consultivo ma, se dovessero spuntarla i separatisti, porterebbe di fatto il consiglio a creare il Comune di Mestre accanto a quello di Venezia. Il referendum è il quinto del suo genere: il primo fu nel 1979, l’ultimo nel 2003, tutti tentativi andati a vuoto.

«Ma il clima è cambiato – assicura il separatista veneziano Marco Sitran – la crisi economica, la mercificazione della città, la pressione dei turisti ha reso tutti consapevoli dell’urgenza di dare a Venezia quell’autonomia, in stile Trento e Bolzano, che rappresenta per noi l’unica via di sopravvivenza e salvezza. Vogliamo lo statuto speciale». «Noi, invece, chiediamo di avere finalmente dignità di Comune, non vogliamo continuare ad essere subordinati alle esigenze di Venezia, del tutto diverse dalle nostre», gli fa eco Stefano Chiaromanni, leader dei separatisti di Mestre. Intanto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro minaccia già impugnazioni e denunce alla Corte dei conti: «In campagna elettorale aveva promesso che avrebbe dato il via libera al referendum e ora si è rimangiato tutto – ha attaccato Alberto Semenzato (Lega) – ha mire espansionistiche, si crede Napoleone. E poi, dove sta scritto che dev’essere lui il sindaco della Città metropolitana?».