Verona, il decennio di Tosi al redde rationem

Bilancio dei risultati e dei non-risultati del sindaco di Fare. E della classe dirigente scaligera: Cariverona, Banco Popolare, Cattolica…

Anche se mancano solo tre mesi alle elezioni comunali di Verona, è ancora arduo capire come si definirà il quadro dei candidati sindaco, per non parlare delle liste di aspiranti consiglieri comunali. E’ invece possibile la fotografia dei risultati, o dei non-risultati, dall’attuale amministrazione guidata dall’ex leghista, oggi leader di Fare, Flavio Tosi. Avendo svolto due mandati, non può più ricandidarsi, anche se la compagna, la senatrice Bisinella, fino a ieri ha detto e ridetto che spera in una modifica sul terzo mandato.

LE PROMESSE NEL 2012
Ad ogni modo, nella campagna elettorale che nel 2012 lo portò a bissare la conquista di palazzo Barbieri col 57% dei suffragi, Tosi elencò una serie di propositi. Nei quartieri puntava molto sul concreto: servizi alla persona, servizi di quartiere e sicurezza percepita, con enfasi all’aumento del numero di telecamere e dei punti luce. Parlava di chiusura del campo nomadi di Boscomantico, di migliorie alle piscine del centro natatorio di Belvedere e al parco sportivo in San Felice extra, dell’area area attrezzata di via Ponchielli, della apertura del centro sociale e civico Tommasoli in Borgo Santa Croce, della realizzazione del centro culturale al Forte di Santa Caterina. E ancora, tra le tante, il trasferimento della nuova sede dei vigili urbani alla caserma Rossani, il progetto di assistenza ai padri separati o divorziati, il parco giochi di via Ponchielli, la riqualificazione di alcuni spazi della scuola primaria Rodari di Borgo Venezia. Si trattava di una serie di operazioni, alcune delle quali già eredità dal suo precedente mandato, che il primo cittadino ha portato a casa tutto sommato agevolmente. Il suo gruppo ha messi in  fila «i successi» in un portale dedicato. Nel quale peraltro sono descritti meriti, come «i bassi livelli di disoccupazione», o l’intervento di risistemazione di una parte della rete idrica a cura di Acque Veronesi, che non sono propriamente ascrivibili all’azione della giunta.

LA BATOSTA DEL TRAFORO
In realtà il vero slancio, Tosi lo raggiunge con un pacchetto di “grandi opere”. La prima promessa riguarda la realizzazione del traforo delle Torricelle, un imponente bypass per il traffico con annesso completamento della tangenziale nord (un miliardo il costo previsto), che vede il coinvolgimento di una serie di player extracittadini. A partire dalla società autostradale Serenissima di cui Tosi è presidente, e nel frattempo finita in mani ispaniche. Tra il 2011 e il 2012 il sindaco spiega a più riprese che entro il 2017 l’opera sarebbe stata pronta. Tutto, invece, è ancora fermo. Ed è notizia dell’altro ieri che gli uffici tecnici bocciano l’opera, mentre non è scontato che dia il suo ok il nuovo proprietario della Brescia-Padova, la spagnola Abertis, cui compete il sì o il no all’opera in quanto rientrante nel novero della concessione autostradale.

FILOBUS, CLAMORI E DOLORI
Il progetto del filobus (che molti in città chiamano filotramvia) è l’altra grande promessa che doveva, se non essere completata, almeno arrivare a buon punto durante la consiliatura 2012-2017. I lavori, appena cominciati, sono tutt’ora in alto mare e non è detto che i cantieri da qui a pochi mesi si fermino definitivamente. Il progetto, una sorta di parto gemellare, il cui costo oscilla tra i 100 e i 140 milioni di euro a seconda delle opere accessorie che vengono di volta in volta considerate, sconta tutte le incognite tecniche e finanziarie delle grandi opere realizzate attraverso il project financing. Il percorso previsto è diviso in due tratte: da San Michele allo stadio e dal policlinico Rossi sino al parking in zona Ca’ di Cozzi per una estensione complessiva dei due tronchi di 24 kilometri.

LA PARTITA DELL’ARSENALE E IL LUX SENZA LUCE
Il terzo petalo della rosa con cui Tosi aveva affascinato i veronesi era il rilancio dell’ex Arsenale militare austriaco. Una poderosa opera militare realizzata dagli imperiali nel XIX secolo a ridosso del centro storico, nel cui futuro la giunta vedeva – e vede – un super polo culturale e di aggregazione da realizzare ancora con lo strumento della finanza di progetto, come le Torricelle e la filotramvia. Anche in questo caso però i propositi di Tosi sono rimasti tali. Nel dicembre dello scorso anno era sceso in campo il Sole 24 Ore a dare nuova visibilità all’opera che al momento però rimane sulla carta. E non è un caso che nel video del decennio tosiano confezionato dagli aficionados (che di risultati pratici parla poco, preferendo la via della suggestione e dello storytelling), la clip di cinque minuti si apra proprio con un progetto rimasto progetto. Se a tutto ciò si aggiunge la riduzione drastica di una serie di interventi in termini di manutenzione stradale che la delibera sull’Arsenale ha comportato, si capisce quanto impervio e incerto sia il percorso che dovrebbe portare il concessionario capitanato dalla Italiana Costruzioni (a Monza finita nelle cronache per l’affaire di Villa Reale).
Altro ambito su cui Tosi si impegnò nel 2012 fu quello della riapertura dell’Hotel Lux. Il che non è avvenuto anche se l’opinione pubblica, pur con qualche eccezione e pur con le puntuali bacchettate di pezzi dell’opposizione, ha già messo in conto all’esecutivo.

TRAGEDIA ALL’ARENA
Sul piano dell’immagine internazionale il colpo più duro Tosi lo ha ricevuto dal rovescio che ha colpito l’ente lirico dell’Arena, ormai sul punto di affondare sotto il peso di quasi 33 milioni di euro di passivi. La città è in fibrillazione, l’opinione pubblica internazionale ha da tempo drizzato le antenne, l’impatto sull’indotto turistico comincia a preoccupare l’establishment cittadino, diviso sulla richiesta di Tosi di liquidare la fondazione. Ma la questione che il sindaco potrebbe pagare a caro prezzo riguarda l’atteggiamento col quale lui e suoi fedelissimi hanno costantemente minimizzato la squarcio che si stava aprendo nei conti. Vvox svelò l’esistenza di un esposto recapitato alla segreteria comunale nel quale venivano evidenziate punto su punto le magagne che poi si sarebbero aggravate nel tempo. Nel frattempo, s’avanzano proposte molto discutibili (qui un approfondimento).

URBANISTICA E INFRASTRUTTURE
Dando uno sguardo d’insieme, il parco giochi del rione fuori porta, per quanto importante, in una città a vocazione internazionale come Verona non può avere lo stesso peso dell’Arena o delle grandi opere. Tanto più se si considera che molti degli interventi che i tosiani buttano nel canestro delle “cose fatte” sono in realtà interventi da ordinaria amministrazione. Che fanno notizia non se vengono completati, ma se non vengono finiti. Purtroppo l’opinione pubblica (non senza lo zampino della stampa) è portata a confondere la politica, ovvero l’orizzonte strategico delle scelte, con il buono o cattivo governo quotidiano. Ben più significativo sarà il dibattito su un comparto decisivo per un Comune, l’urbanistica, ovvero l’uso del territorio. In questi mesi l’insofferenza di una parte della cittadinanza verso il moltiplicarsi dei progetti di insediamento commerciale a ridosso di Verona Sud è cresciuta. Il riassetto della spalla meridionale della città e la sua ricucitura con il resto della città sono una ferita aperta, su cui brucia il sale degli interessi.
Furiose le polemiche sul cimitero verticale nel fondo Frugose a Verona Est: il no delle opposizioni e di un pezzo della maggioranza ha fatto schiantare definitivamente un progetto che aveva scatenato reazioni contrarie in tutta Italia, a cominciare da Jacopo Fo. Sul piano più strettamente infrastrutturale, rimane sospesa la discussione sul collegamento metroferroviario tra la città e l’avioscalo scaligero.

VERSANTE GIUDIZIARIO
L’arresto nel febbraio 2014 di Vito Giacino, vicesindaco nonché dominus dell’urbanistica sino alla fine del 2013 quando finisce indagato per corruzione, ha sparigliato non poco le carte. Un peso non indifferente lo hanno anche le inchieste che avevano decapitato i vertici della controllata comunale Agec. Ma il tema della legalità, a Verona, sconfina anche nel crimine organizzato: l’area scaligera è da tempo un campo d’azione delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta. Politicamente, l’eco dell’affaire Giorlo-Tosi (il primo archiviato, il secondo mai indagato) è stato forte. Tosi è stato rinviato a giudizio per calunnia contro Report, il popolare programma d’inchiesta oggi non più condotto da Milena Gabanelli.

CLASSE DIRIGENTE
Con la Brescia-Padova finita ad Abertis, con l’aeroporto finito alla veneziana Save, con il Banco Popolare fusosi con Bpm e orbitante su Milano, nel 2017 Verona arriva ad un giro di boa. La città può ancora fare affidamento sugli asset della Cattolica Assicurazioni e della Fiera (trasformatasi in spa ma coi soci pubblici a quasi il 51%, più il 22% di Cariverona) e soprattutto di quest’ultima, la Fondazione fulcro del potere sul territorio, che ha visto l’epocale passaggio di consegne di Paolo Biasi ad Alessandro Mazzucco. Cattolica dovrà sciogliere definitivamente il nodo del suo rapporto con la Banca Popolare di Vicenza (il cui proprietario, Quaestio-Atlante, è diventato il suo primo socio), cercando di capire quale sarà il proprio futuro in un mercato in drastica evoluzione – basti vedere l’attacco francese a Generali. Quanto alla Fiera, la domanda è come si muoverà nel mercato fieristico in forte evoluzione, specie nel rapporto con Milano sul Vinitaly. Sullo sfondo rimane il futuro di un altro pezzo da novanta della collezione veronese che è il maxi polo logistico del Quadrante Europa. Alle cui spalle gli imprenditori trentini stanno dando vita a realtà piccole ma fortemente competitive come quella di Spini Gardolo, che potrebbero sottrarre a Verona frazioni di mercato.
Le elezioni potrebbero, e secondo qualcuno dovrebbero, far discutere non solo di quel che ha fatto o non ha fatto Tosi, ma più in generale di come ha gestito la città la sua classe dirigente: politica, economica, finanziaria, mediatica.