«3 randagi su 4 adottati, ma manca strategia nazionale»

Secondo le amministrazioni comunali e le Asl, su quattro cani randagi catturati nel 2015 in media tre hanno trovato una famiglia. È quanto emerge dal rapporto “Animali in città” di Legambiente secondo cui il randagismo rappresenta «l’elemento principale di sofferenza e conflittualità per gli animali e il costo economico più significativo a carico della collettività». Nonostante i dati incoraggianti ed esempi felici come quello del canile di Marano nel vicentino – che l’anno scorso è riuscito a far adottare 120 cani e 30 gatti -, come spiega Legambiente l’indagine «restituisce situazioni locali molto diverse. Ai capi opposti della classifica, la Asl Nuoro dichiara una soluzione positiva ogni 18 cani catturati, mentre la Asl Foggia riporta di aver trovato soluzione a più di 5 cani a fronte di un cane catturato».

«Secondo le risposte fornite dai comuni, le performance peggiori nel ricollocamento dei cani sono state ottenute in Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania, come conferma anche l’incrocio dei dati con quelli sull’anagrafe canina regionale». La situazione «è drammaticamente disomogenea e carente su molti fronti – dichiara Antonino Morabito -, responsabile Benessere animale di Legambiente- nonostante l’ingente spesa pubblica e il lavoro messo in campo dagli enti più virtuosi. Urge una strategia pubblica che sappia ridisegnare, nazionalmente, la gestione degli animali in città, per tutelare davvero il loro benessere e ridurre al minimo gli elementi di conflittualità».

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