Numero chiuso a Venezia: Zaia, ci spieghi come?

In tutto il mondo si paga il biglietto per visitare i monumenti. Perchè la città di San Marco dovrebbe essere diversa?

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, propone il numero chiuso per i turisti a Venezia. Non è il primo, non sarà l’ultimo, ma apprezziamo il coraggio. Il punto è che Zaia non dice come dovrebbe avvenire la selezione. Tornelli a contatore a Santa Lucia e a piazzale Roma, un po’ come sulle funivie? Passato tot numero di persone, o si attende o si ritorna la prossima volta? Praticabilità zero, è ovvio. Ve li immaginate i bivacchi, le code, i problemi di ordine pubblico, sanitari, umanitari? Qui si parla di una trentina di milioni di persone in un anno, una media di circa 80 mila al giorno. Non è che spostare questa massa da dentro Venezia ai suoi bordi risolverebbe qualcosa. Questa umanità in marcia turistica verso un bello sempre più maltrattato e a rischio, costretta a passare per i tornelli, con l’alta probabilità di restare fuori, è una scena da inferno dantesco, nei gironi peggiori.

Alternative? Magari un immenso sistema di prenotazione preventiva? Oppure perfino il sorteggio? A quel punto, i gratta e vinci e le innumerevoli lotterie nazionali potrebbero mettere in palio anche qualche pass per una giornata, o più, a Venezia… Ma il numero chiuso di Zaia diventa tanto più impossibile se poi lo abbina – come fa – a un principio solo apparentemente virtuoso, solidale, inclusivo. Ovvero il rifiuto che gli ingressi siano a pagamento: «La visita non sia accessibile per reddito». Ma se in tutto il mondo, con rarissime eccezioni, per visitare i monumenti si pagano biglietti a volte anche molto cari, per quale motivo Venezia, che è essa stessa un monumento unico e irripetibile, dovrebbe essere diversa? Perché non è un museo, ma una realtà urbanistica viva e vitale? Qualcuno ci crede ancora?

Venezia, oggi, è la versione originale di quei sempre più numerosi “siti storici” che ricostruiscono la vita, le tradizioni, i modi di essere di un luogo in un passato più o meno recente. Prenderne atto e chiedere a chi arriva di passare alla cassa non è una forma di cinico pragmatismo. Al contrario, è il punto di partenza per costruire le condizioni, anche e soprattutto economiche, che permettano di conservare la sua unicità e magari di provare a ricostituire la Venezia viva e vitale che tutti rimpiangiamo.