Viola: «ecco la road map per salvare BpVi e Vb»

Dopo il confronto con la vigilanza europea e una volta conosciuto il fabbisogno effettivo di capitale per la fusione, «valuteremo se sarà necessario l’intervento precauzionale dello Stato nel capitale di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Ovviamente il mio auspicio è che la banca resti privata e che Atlante mantenga la posizione di azionista di maggioranza». Così, intervistato sul Sole 24 Ore aa pagina 5 da Alessandro Graziani, l’ad di BpVi Fabrizio Viola, delinea la road map per il risanamento e il rilancio delle due ex popolari venete.

Il rilancio è un’«operazione possibile, altrimenti non avrei accettato l’incarico – dice il banchiere – ma dall’esito non ancora scontato. Penati ha parlato di una horror story? Purtroppo è così guardando al passato. Ma esistono le forze, interne alla banca e sui territori, perché il rilancio si concretizzi. Occorre procedere con velocità, però. Entro settembre bisogna realizzare fusione e aumento di capitale, seguiti dalla cessione degli Npl».

Viola proseegue facendo il punto dell’offerta di transazione ai soci delle due banche: «per Popolare Vicenza, limitandoci al 75% del capitale finora contattato sul 100% totale, al momento l’esito vede un 30% di adesioni definitive, un 62% di manifestazioni di interesse a valutare l’operazione, e un 8% di rifiuti. La situazione è sostanzialmente simile per Veneto Banca (…)  Sono ottimista ma fare previsioni sull’esito finale ora è difficile, ma ricordo che in ogni offerta di questo tipo spesso le decisioni dei risparmiatori vengono prese nelle ultime settimane».

E sulle possibilità di una modifica dell’offerta di rimborso ai risparmiatori, Viola chiarisce: «abbiamo detto fin dall’inizio che le condizioni non sono modificabili. E questo anche nel caso dovesse entrare lo Stato nel capitale (…) È vero però che il fondo Atlante sta valutando l’ipotesi di offrire gratuitamente strumenti partecipativi quali ad esempio i warrant agli attuali azionisti, in modo da beneficiare di future rivalutazioni del valore delle azioni, e che la banca sta studiando l’assegnazione agli attuali soci della tranche junior delle sofferenze che saranno cartolarizzate, al fine di consentire la partecipazione al recupero dei crediti in sofferenza cartolarizzati».

«Le due banche hanno stanziato due plafond da 30 milioni per le categorie di soci più deboli e disagiati – continua Viola -; e stabilito condizioni più favorevoli per quei clienti-soci che avevano dato ordini di vendita ma non hanno visto rispettato l’ordine cronologico. Aggiungo, e per noi che stiamo sul territorio è importantissimo per riconquistare la fiducia della clientela, che da settimane è in corso un lavoro di gestione delle posizioni delle Pmi vittime delle cosiddette “operazioni baciate”, ovvero di finanziamenti per l’acquisto di azioni che valgono circa un miliardo di euro. Con queste aziende stiamo definendo accordi transattivi che serviranno a mantenere in vita tante imprese. Non è un obbligo ma un dovere».

«Nei giorni scorsi abbiamo inviato alla Vigilanza il business plan a supporto del piano di fusione e ora attendiamo le loro valutazioni in merito alle necessità di capitale», prosegue l’ad. Ma il tempo stringe: a metà marzo scade infatti il termine per la transazione con i soci, che vale 600 milioni. «La scadenza c’è e condiziona anche l’approvazione dei bilanci 2016 delle due banche, che avverrà dopo metà marzo. È possibile che Bce si pronunci, in modo definitivo, quando avrà tutte le variabili sotto controllo», precisa Viola.

E sulla cessione degli asset Viola conclude: «dalle prime stime riteniamo che avremo un contributo positivo di capitale per 400 milioni dalle cessioni delle quote di Arca Sgr, di Banca Intermobiliare, del consorzio informatico Sec e dalla revisione della bancassicurazione con Cattolica assicurazioni».