Pfas, la protesta di Montecchio brucia al Pd

L’apertura di Scalabrin all’iniziativa della Miteni (disertata dagli amministratori) fa infuriare il partito a Roma e Venezia

È una scia di scontento quella seguita all’incontro a porte chiuse dell’altroieri sul tema Pfas a Montecchio Maggiore. Nella sede del mandamento locale di Confindustria Antonio Nardone, amministratore delegato della Miteni, l’azienda al centro dello scandalo dell’avvelenamento del Veneto centrale da derivati del fluoro, aveva chiesto la partecipazione degli amministratori locali. Obiettivo: fare il punto della situazione con l’aiuto di un consulente della società, Angelo Moretto, medico del lavoro e docente universitario a Milano. Punto della situazione che arriva a pochi giorni dalla pubblicazione di una dura relazione sul caso da parte della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. Ma al di là del poco appeal presso gli amministratori del comprensorio, i quali hanno disertato l’evento, la polemica si è rinfocolata sul piano politico, coi dissidi di una parte del Pd che non avrebbe apprezzato la mediazione del democratico Maurizio Scalabrin, presidente della commissione ambiente, attivatosi per organizzare un simposio inizialmente previsto in una sala del Comune.

RETROSCENA
Tant’è che un drappello composto da residenti, comitati e attivisti del M5S ha contestato duramente e coloritamente (in foto), con un parapiglia fra spintoni e proteste, il ruolo di Scalabrin: essendo l’iniziativa privata, «l’aiuto all’azienda, a titolo personale o come membro dell’amministrazione poco importa», può prestarsi «ad un grave fraintendimento di collateralismo politico». Un’accusa bollata da Scalabrin come insinuazione: «non è vero niente. Ha organizzato tutto la ditta. Io sono venuto qui per ascoltare un punto di vista. Ci ho messo la faccia, a differenza di altri» spiega l’ex sindaco di centrosinistra, riferendosi alla giunta e alla maggioranza di centrodestra. Che dopo il j’accuse rivolto a Moretto dal M5S (in sostanza, sarevve il medesimo consulente che per il caso Ilva dichiarò «che la causa delle neoplasie polmonari nel tarantino non erano connesse alle emissioni dello stabilimento siderurgico ma agli stili di vita degli abitanti»), si sono defilate. C’è però una nota ufficiale del presidente del consiglio comunale di Montecchio, il leghista Claudio Meggioralo, in cui sta scritto che in prima battuta l’incontro, inizialmente previsto alla Corte delle Filande, era stato organizzato «dal presidente della commissione ambiente Maurizio Scalabrin su richiesta dell’amministratore delegato di Miteni Antonio Nardone». Una versione che cozza con quella dello stesso Scalabrin e che, almeno secondo i manifestanti, rende «degno di critica anche il comportamento di tutta l’amministrazione, maggioranza e giunta incluse».

MAL DI PANCIA DEMOCRATICI
Il caso, noto ai militanti del Pd dell’Agno Chiampo e alla galassia ambientalista dell’Ovest vicentino, sarebbe giunto all’orecchio del presidente della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, meglio nota come “Ecomafie”, il deputato Alessandro Bratti del Pd. Che da giorni impegnato in un duro contenzioso dialettico non solo con Miteni, ma anche con la giunta regionale del Veneto per aver descritto come incongruenti le conclusioni cui la stessa commissione è addivenuta. Bratti, saputo dei fatti di Montecchio, sarebbe andato su tutte le furie. Il solo fatto di esporre il Pd ad un’ipotetica accusa politica di collateralismo avrebbe messo in cattiva luce non solo il partito, ma l’intera commssione e lui in primis. In Veneto, alcuniconsiglieri regionali avrebbero chiesto al capogruppo Stefano Fracasso, amico di vecchia data di Scalabrin, di «rimetterlo in riga», pena un danno di immagine tremendo sul fronte Pfas.

PFAS “NON NOCIVI”
Al di là delle schermaglie politiche, il professor Moretto nella sua prolusione ha di fatto confutato le tesi della Ecomafie. Spiegando che con i dati attualmente disponibili «… non ci si attendono effetti avversi sulla popolazione generale causati da Pfas a catena sia lunga sia corta» (quest’ultima è tipica della composizione atomica dei derivati del fluoro attualmente prodotti a Trissino dalla Miteni). Moretto ha sottolineato i criteri in base ai quali vengono identificate dal legislatore le soglie di pericolosità o di tollerabilità di una determinata sostanza, ma senza entrare nel merito, «spiegando di non conoscerne il dettaglio» di altri studi che invece in tema di Pfas hanno evidenziato diverse criticità. Più precisamente il docente ha fatto riferimento alla ricerca condotta dall’Enea, resa pubblica nella primavera dello scorso anno.

L’ESPERTO
Lo studio dal quale Moretto trae le sue conclusioni «viene pubblicato proprio in queste ore sulla rivista scientifica britannica Critical reviews in toxicology» fa sapere l’amministratore delegato di Miteni, Nardone. Che nell’introduzione alla serata ha tratteggiato la figura di Moretto: presidente del comitato dell’Oms sui pesticidi, «si occupa di tossicologia sperimentale clinica» e che insegna «medicina del lavoro alla Università statale di Milano, presso la quale ha condotto attività di ricerca in materia di tossicologia nell’ambito di progetti internazionali finanziati anche dalla Ue», e svolge anche attività di valutazione del «rischio istituzionale con organizzazioni italiane europee e mondiali tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Commissione europea, il ministero della Salute». Tra i suoi incarichi c’è anche quello di consulente tecnico «presso la corte d’appello di Brescia e del tribunale di Gela». Negli anni ha redatto, spiega ancora Nardone, «oltre 200 pubblicazioni internazionali». Non appena il suddetto studio sarà a disposizione di attivisti, istituzioni, amministratori e della autorità giudiziaria, potrebbe aprirsi un nuovo capitolo nella storia Pfas in Veneto. A breve è attesa anche una presa di posizione del sindacato, che teme per la salute dei lavoratori. Moretto invece, citando uno studio del professor Giovanni Costa già medico della Miteni, sostiene lo scarso impatto sulla salute dei lavoratori.

NON SOLO MITENI
La immane pressione ambientale che viene esercitata sull’ambito del Guà-Fratta-Gorzone e su tutto il Veneto centrale non deriva solo dalla Miteni. C’è il polo conciario del Chiampo, il polo chimico di Montecchio, quello di Lonigo. Da mesi gli esposti penali sullo stato complessivo dell’acqua si moltiplicano. L’Arpa denuncia di non avere suffiente personale per i controlli. A preoccupare le autorità è anche lo stato della falda di Lonigo-Almisano, una delle più importanti di tutto il Nord Italia. Dal governo arrivano l’annuncio dello sblocco di 23 milioni per la bonifica del Fratta Gorzone dagli effetti dello sversamento dei reflui conciari del comparto di Arzignano-Montebello. Ma rischiano di essere un cucchiaino nel mare se «non si ripensano i cicli produttivi», come ammonisce da anni il professor Gianni Tamino, biologo dell’università di Padova. Fondi tra l’altro che non vengono ben visti dalla galassia ambientalista perchè «chi inquina deve pagare».