Sinistra a Padova, tante divisioni per nulla?

“Coalizione Civica” sceglie il candidato che sfiderà quello del Pd, Giordani. Ma se dovesse correre in solitaria? La teoria della “somma zero”

In queste ore la Coalizione civica, la compagine che raggruppa la sinistra e la galassia ecologista made in Padova, sta marciando verso il suo destino. Domattina al ristorante Ca’ Sana in zona Voltabrusegana sarà votato alle primarie interne il nome di colui che rappresenterà il raggruppamento nelle “grandi primarie” di tutto il centrosinistra padovano. O che, se queste saltassero, potrebbe direttamente candidarsi a sindaco al primo turno delle comunali di questa primavera.

Durante l’incontro organizzato l’altro ieri al cineteatro Mpx si sono confrontate le tre anime, ciascuna con un proprio candidato: Umberto Curi, Arturo Lorenzoni e Floriana Rizzetto. La mozione vincente prevede di accettare la sfida alle primarie col Pd, al quale viene chiesto di mollare i moderati (Degani di Ncd, ex bitonciani come Foresta e Saia) e quella parte del centrodestra ostile a Bitonci. Ha perso quella della Rizzetto, che chiedeva di correre in solitaria alle urne. La paura manifestata dalla parte prevalente è che si manifesti la riedizione del 2014, quando nelle primarie di allora una manovra a tenaglia tra l’ala governista del Pd, capitanata da Ivo Rossi, e l’ala moderata di Sel, guidata da Alessandro Zan (poi divenuto deputato e passato al Pd), intrappolò l’allora candidatura dell’ecologista Francesco Fiore (in foto) di Padova 2020. Marciando divisi, Rossi perse e perse male, contro il leghista Massimo Bitonci. Che vinse anche con i consensi di una parte degli elettori del Pd che vollero punire una combine Rossi-Zan (benedetta dall’ex sindaco dem Flavio Zanonato) considerata troppo filo-establishment. Fiore, che oggi sostiene l’idea che Coalizione Civica s’impegni nelle primarie di centrosinistra, è critico nei riguardi della candidatura scelta dal Pd, l’imprenditore Sergio Giordani.

A Padova nessuno al momento si sbilancia sui numeri, ma la domanda è: per sconfiggere Bitonci, a Giordani conviene l’appoggio dei civici di sinistra? Quanto vale il loro peso alle urne, e quanto ne farebbero guadagnare al candidato unico di centrosinistra? Il ragionamento che circola è che nel caso la sinistra civica vada da sola al primo turno, Giordani acquisterebbe i voti di quel centrodestra che non sta con Bitonci. In pratica un gioco a somma zero.
Non sembra casuale, perciò, che la compagine fuoriuscita da Forza Italia (per esempio Maurizio Bianzale) dopo la caduta di Bitonci se ne stia buona buona e in silenzio in attesa di vedere come va a finire. Pronte eventualmente a sostenere Giordani. Il quale sarebbe stato rassicurato dal suo entourage: se andasse lui alla sfida finale al secondo turno contro il leghista, la sinistra lo voterebbe comunque, piuttosto che vedere di nuovo a Palazzo Moroni il “Trump in salsa euganea”.

Bitonci, che sente il vento del “trumpismo” in poppa, sta battendo le periferie più distanti dal centro. «Sicurezza e stranieri» sono le due parole magiche che unite agli anatemi lanciati contro i «traditori» (che lo hanno fatto «cadere andando a firmare di notte dal notaio» senza nemmeno «avere il coraggio» di sfiduciarlo in aula), hanno già carburato la sua campagna. Mentre il Pd è ancora “timido”.

Sullo sfondo, l’incognita X per tutti: il Movimento 5 Stelle. Che è letteralmente uscito dai radar della visibilità mediatica. Potrebbe essere, come è stato per altre città in passato, la variabile imprevedibile (impazzita?), di questa pazza pazza campagna elettorale padovana.