Soci più disagiati, BpVi e Vb non rimborsano subito

Come procede il rimborso promesso da Veneto Banca e Popolare di Vicenza per i casi definiti «di disagio sociale», ovvero che hanno visto il suicidio di chi ha perso i propri risparmi e per i quali le banche venete avevano annunciato a inizio gennaio lo stanziamento di 60 milioni di euro? Come scrive Renzo Mazzaro sul Mattino di oggi a pagina 15, «una corsia preferenziale in realtà non esiste». La firma del quotidiano padovano racconta il caso della vedova di un artigiano di Montecchio Maggiore, morto suicida nel luglio 2015. L’uomo di 52 anni, aveva investito 87.000 euro in azioni Bpvi acquistate nel 2010 e non ha retto al disastro. La donna si è così trovata a dover chiudere la ditta, licenziare il dipendente e svendere l’officina, per timore che i servizi sociali potessero toglierle la tutela del figlio 15enne. Ad oggi non ha ancora visto niente. Alle richieste di chiarimento, Bpvi fa sapere che pagherà un acconto di 5.000 euro alla vedova solo se quest’ultima firmerà la transazione, cioè la rinuncia all’azione giudiziaria. Esattamente come gli altri 169.000 soci.

Stesso copione a Veneto Banca. Un dirigente d’azienda di Thiene ha perso 453.000 euro investiti in azioni, anche per colpa della banca che si ostinava a non accettare il mandato a vendere. Il disastro avvenuto a fine 2015 gli ha distrutto la famiglia: la moglie è andata in depressione, si è ammalata ed è morta a a settembre 2016. Lui è rimasto con un figlio autistico e la paura che il tribunale dei minori glielo porti via. Una mail di Vb dava «ampia disponibilità» ad ascoltare tutti e a dare «sostegno a soggetti che si trovino in particolare disagio» ma «a valle dell’offerta transattiva attualmente in corso». Tradotto: Vb e Bpvi hanno stanziato 60 milioni per i casi sociali, ma non sanno quali siano né come identificarli e in ogni caso pagheranno solo se, e dopo che, l’80% dei soci avrà firmato la transazione.