Bp-Bpm e popolari, Fratta Pasini: «riforma Renzi “bonapartista”»

Intervistato da Stefano Righi sul Corriere Economia a pagina 7, Carlo Fratta Pasini, presidente di Banco-Bpm, la banca nata il primo gennaio dalla fusione del veronese Banco Popolare con la Banca Popolare di Milano, è intervenuto sulla riforma per il riordino del sistema bancario italiano voluta dall’ex premier Matteo Renzi. «La sua “unicità” – ha spiegato Fratta Pasini parlando del modello Banco-Bpm – dimostra che il quadro normativo è solo uno dei tanti fattori esterni che condizionano questo genere di operazioni estremamente complesse, e che i fattori determinanti sono piuttosto quelli interni alle banche, in primis le persone e la loro volontà di perseguire operazioni di vasto respiro quale miglior risposta alle problematiche ed alle sfide proprie di un momento così critico per il nostro sistema bancario, come quello attuale».

E sui provvedimenti legislativi attuati dal precedente governo: «avrei preferito un approccio riformatore e non abrogazionista, mirato sui problemi emergenti nell’ambito della categoria. È prevalsa invece una scelta “bonapartista” o, come dicono a Roma, “di gettare via il bambino insieme all’acqua sporca”. Peraltro, una volta optato per la trasformazione coattiva delle popolari in Spa, il recesso andava escluso in radice, per la totale mancanza di quelle ragioni di difesa delle “minoranze dissenzienti” che ne costituiscono la ratio ; non averlo fatto, sta comportando problemi sia alla riforma, che alle banche coinvolte».

Fratta Pasini risponde anche alle critiche da parte di diversi soci scaligeri sulla perdita di centralità di Verona in seguito alla fusione con Milano: «Prima di tutto, mi permetta di ricordare che Milano e Verona sono entrambe sedi di Banco Bpm. Inoltre va detto che già da tempo il Banco Popolare aveva adottato un modello multi territoriale e policentrico. La fusione con Milano ha accelerato la condivisione della centralità, anche e soprattutto con il capoluogo lombardo; lo ritengo ragionevole a fronte dei vantaggi che la fusione ha comportato per azionisti, clienti e dipendenti in termini di sostenibilità dei conti economici e di opportunità di governo di un processo nuovo e difficile quale quello conseguente alla trasformazione in spa. Da ultimo osservo che le attività di finanza del Banco Popolare già erano basate su Milano».

Il carico di Non performing loans del gruppo nato il primo gennaio 2017 rifletterà ancora gli effetti di queste partite a bilancio? chiede Righi: «il processo di smaltimento di questi bad loans è tuttora in corso – risponde Pasini -, ostacolato com’è stato ed è, dal perdurare della crisi economica e dalla ridotta marginalità delle attività bancarie. Lo smaltimento degli Npl però è non solo possibile ma è anche uno dei cardini del piano triennale presentato da Banco Bpm, che prevede sia cessioni in blocco, sia soprattutto la industrializzazione delle attività di gestione e recupero».

E sulla ricerca di un nocciolo duro di azionisti lunga durata, il presidente di  Banco Bpm conclude: «il lavoro sull’azionariato, nel marzo prossimo, sarà ancora all’inizio, e non tenderà comunque alla creazione di un “nocciolo duro”, quanto piuttosto a trovare duraturi compagni di strada; contiamo di trovarli oltre che nel tradizionale binomio cliente-azionista retail, proprio del credito popolare, anche nelle compagnie assicurative, nelle fondazioni bancarie e in alcuni gruppi industriali dotati dei mezzi finanziari necessari. Confidiamo infine che le prospettive della nuova banca, validate dai risultati che saranno via via conseguiti, favoriscano l’emergere nel mare magnum del così detto “mercato” di azionisti stabili ed orientati alla crescita del valore del proprio investimento nel lungo periodo».

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