Sanità in Veneto, i vincitori e vinti della riforma Zaia

Perchè la provincia di Vicenza ha due Ulss? E perchè gli operatori lamentano il possibile declino del costoso ospedale di Santorso? Le risposte sono tutte politiche

La riforma della sanità in Veneto è cominciata. Zaia ha riorganizzato il servizio sanitario, riducendo le Ulss da 21 a 9. Le Ulss sono una per ogni provincia, più altre 2. La provincia di Venezia ha ottenuto due Ulss perché è una città metropolitana, per la peculiarità territoriale della laguna e perché è una zona turistica; questa singolarità ha imposto una scelta che aveva delle autentiche motivazioni sanitarie. Risulta invece immediatamente più complesso capire perché siano state create due Ulss nella provincia di Vicenza.

Perché si opta per un’unica Ulss dominante a Verona, a Padova e a Treviso e se ne fanno due a Vicenza? Non ci sono grandi differenze tra queste province, né territoriali, né demografiche. Perché allora a Vicenza si sono create due Ulss? A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si indovina. Forse in questo caso non occorre nemmeno la cinica sagacia andreottiana, è sufficiente una rielaborazione mentale da seconda media. Il territorio di Bassano conta politicamente. Provengono dal territorio bassanese il capogruppo regionale della Lega Finco, l’assessore regionale al lavoro del Pdl Donazzan, l’assessore regionale al sociale della Lega Lanzarin, l’europarlamentare della Lega Mara Bizzotto. Un territorio che conta politicamente vuole che Bassano rimanga l’ulss dominante e la regione inventa un nuova ulss ad personam per Bassano.

L’agnello sacrificale della nuova organizzazione rischia di diventare la Ulss Thiene-Schio. Se ci fosse stata un’organizzazione come nelle altre province, Vicenza, che ha già una dimensione importante, avrebbe dovuto mantenere gli ospedali satelliti, con le loro peculiarità, i loro servizi e le loro professionalità. Il rischio che si paventa è che Bassano, per diventare una Ulss dominante, cominci a cannibalizzare Thiene-Schio. Nessuno dei direttori, sanitario, generale, sociale e amministrativo, dorme nell’Alto Vicentino. Si sono portati via la sede legale e la sede operativa. Anche la direzione del distretto (ovvero tutto ciò che non è ospedale) è stata affidata ad una dirigente facente funzione che viene da Bassano. Nell’arco del 2017 ben 10 primari (direttori di Unità operativa complessa) andranno via dall’ospedale di Santorso, lasciando spazio ai primari di Bassano. In ordine: cardiologia, chirurgia, dialisi, serd, psichiatria, oculistica, ortopedia, urologia, direzione medica, geriatria. Urologia è già oggi predominante al San Bassiano e il primario facente funzioni di Santorso sta per andare a lavorare là. La questione non riguarda in realtà i primariati, ma la paura che questa scelta, in futuro, dirotterà anche gli investimenti.

Qualche giorno fa, degli operatori dell’ospedale hanno manifestato la loro preoccupazione dichiarando nel GdV: «Il timore è che Santorso, costruito come un ospedale per acuti, si trasformi in quello che in gergo viene chiamato un eliporto. Una struttura dove vengono trasferiti i pazienti dopo aver ricevuto altrove le cure... l’impressione è che si proceda solo privilegiando i vertici bassanesi». Di fatto la preoccupazione è che Santorso diventi un ospedalicchio. Dispiace che Valter Orsi (in foto a sinistra, a destra il sindaco di Thiene, Giovanni Casarotto), il sindaco di Schio, ovvero il Comune più importante del territorio che dovrebbe guidarne le dinamiche, non abbia mai capito la portata di questa scelta, dichiarando addirittura che per l’altovicentino l’unione con Bassano era addirittura un’opportunità.

I cittadini sono sempre più stanchi ed infuriati. Prima la decisione di Galan di costruire un ospedale nuovo a Santorso, concluso solo nel 2012 e costato 170 milioni, quando la ristrutturazione dell’ospedale di Schio sarebbe costata solo 62 milioni. Poi il debito pluridecennale del project financing: Summania Sanità, la cordata di aziende private, per aver prestato 49 milioni è proprietaria dell’ospedale per 24 anni, e tra mutuo, sfruttamento dei servizi, dei parcheggi, etc, guadagna più di 10 milioni all’anno. Con un tasso di interessi che supera il 17%. Sembra che l’ospedale alla fine dei giochi possa arrivare a costare 600 milioni di euro, e se adesso i servizi cominciassero a sparire, non solo avrebbero costruito una struttura che è costata molto più del dovuto per favorire i soliti noti, ma che si rivelerebbe pure inutile. Come diceva Toto, cornuti e mazziati.
La sanità è il bene comune più importante che abbiamo, né va della qualità della vita. Se i servizi cominceranno a saltare, va a finire che questa volta, giustamente, la gente si incazza davvero.