Se D’Alema, Bersani e Rossi sono socialisti, io sono la Regina d’Inghilterra

La vera motivazione della scissione anti-renziana del Pd? Il potere e nient’altro. Tutti compagni, sì: di poltrona

Voi avete capito perchè il Partito Democratico sta per subire l’ennesima scissione nella storia della sinistra italiana? Sulla stampa di questi giorni le possibili spiegazioni sono di due tipi: 1) tecniche o, con termine leggermente dispregiativo, politicistiche (il segretario nazionale Renzi vuole il congresso al più presto, i dissidenti di sinistra più avanti; Renzi non ha saputo tener conto della ragioni della minoranza di sinistra, gli avversari interni puntano a riprendersi il partito dopo la batosta renziana al referendum); 2) ideologiche e simboliche (gli anti-renziani accusano i renziani di aver abbandonato l’identità di sinistra, i renziani additano gli anti-renziani come gli ultimi residuati di un passato da non rinnegare ma da superare una volta per tutte, compiendo la “rottamazione finale del problema rosso”).
Il sottoscritto non è un “sinistrologo”, non amando particolarmente lambiccarsi il cervello con le dispute e le correnti che rendono affollatamente noioso il campo sinistro. Però non ci vuole una laurea in dalemologia per capire che le due varianti di cui sopra sono una minima parte della verità.

Partiamo dalla coda. Si sono viste rifare capolino la falce e martello, udito l’inno “Bandiera rossa”, sentito Bersani ricordare che non ha mai tradito gli ideali di gioventù, e persino – tenetevi forte – risuonare la parola “socialista”, che il governatore toscano Rossi vorrebbe rivedere nel nome della futura forza scissionista. Scusate, sedicenti compagni, ma esattamente da quand’è che vi siete riscoperti fautori della «socializzazione dei mezzi di produzione»? Vi sapevamo sostenitori del capitalismo, magari corretto con un po’ di spesa pubblica – o un po’ tanto, vedi gli zombie di Sinistra Italiana – ma insomma ormai dei liberali fatti e finiti, già passati alla “Terza via” dai tempi di Clinton, Blair e D’Alema (proprio lui) fin dalla metà degli anni ’90, e invero “comunisti” filo-atlantici da quando Enrico Berlinguer confessò che si stava meglio sotto l’ombrello Nato. Sono sinonimi di socialismo, secondo voi, il pacchetto Treu, le liberalizzazioni, il tecnocratico euro, l’acquiescenza al ricatto dei “mercati” (gente con nome e cognome, che di mestiere speculano sull’economia reale), l’esercito di riserva degli immigrati neo-schiavi, le “guerre umanitarie”, la riduzione del cittadino a consumatore, i diritti civili e individualistici al posto dei diritti sociali, l’abbandono di qualsiasi afflato ideale e utopico per abbracciare il pensiero unico della globalizzazione? Il più grottesco della compagnia è Rossi, che ha avuto il coraggio di intitolare il suo libro-manifesto “La rivoluzione socialista”: in un attacco di masochismo ce lo siamo letti, e di socialista non abbiamo trovato neppure un’idea, manco mezza, solo il richiamo retorico al passato, senza uno straccio di proposta per un socialismo del futuro (d’altronde, a presiedere la sua associazione è un certo Peppino Caldarola, fu direttore dell’Unità, per sua stessa ammissione «sempre a destra» della sinistra, già gradita firma del Giornale e del Foglio berlusconiani, nonchè di quel “Riformista” di Polito che stava al socialismo come la Goldman Sachs sta alla povertà francescana).

Si avvicina più alla realtà – fuochino, diciamo – la motivazione numero uno: lo scontro interno fra la sinistra Pd, in sostanza buona parte della vecchia guardia dirigente del Pci-Pds-Ds, e il resto del partito (ex Dc-Margherita, nuove leve renziane, et coetera) che si riconosce nel bulletto di Rignano d’Arno. Oggetto del contendere: la linea politica e la gestione della baracca. Sinistra-sinistra contro sinistra-destra. Domanda: ma qualcuno sa definire la differenza? Bobbio ha lasciato ai posteri la distinzione classica: è di sinistra chi mette al primo posto il valore dell’uguaglianza, è di destra chi preferisce quello della libertà. In cosa, di grazia, sarebbero egualitaristi i piddini, e più egualitaristi i supposti “rossi”, fra i piddini? Vi giuro: non lo so. Dice lo spiritello maligno: ma guarda che la sinistra dei D’Alema, Bersani e company (Speranza chi è?), quando contesta Renzi e mira alla rivincita, lo fa mica per “rappresentare la sinistra”: lo fa per garantire che loro rimangano nel Palazzo, con la scusa di rappresentare qualcosa che non c’è.
Ha ragione il diavolo suggeritore: questi cavalieri dell’Ideale hanno paura che al dunque, quando si deciderà la composizione delle candidature elettorali, verranno trattati da minoranza quali sono. In più, se oltre alle liste bloccate si andrà verso un sistema sostanzialmente proporzionale, occupare una casella autonoma con un partitino tutto loro, in una prossima tornata da cui il Pd uscirà con meno seggi di adesso, potrebbe essere la chiave vincente. Per cosa? Per la pura, semplice, comprensibile, e tutt’altro che nobile sopravvivenza. Altro che socialismo. E’ il solito paraculismo. Renzi, che nella nota arte di pararsi il fondoschiena è più bravo a parole che nei fatti, quanto meno non fa finta di essere quel che non è.