Centrosinistra a Padova: Lorenzoni e Giordani, sarà vero amore?

Sui punti programmatici si va dall’inconciliabilità (cemento zero) all’incertezza (nuovo ospedale). Per ora vanno divisi. Ma al ballottaggio…

In vista delle elezioni comunali di primavera a Padova, il Pd e Coalizione Civica (il fronte dei partiti e associazioni di sinistra) andranno ognuno per conto suo al primo turno. Senza passare dalle primarie di tutto il centrosinistra, almeno secondo il Corriere del Veneto nell’edizione padovana di oggi. Nel frattempo, il raggruppamento di sinistra ha effettuato le primarie interne, incoronando candidato sindaco di Coalizione Civica il professore universitario Arturo Lorenzoni (in foto). Il nodo da sciogliere sarà il rapporto con il Pd e il suo candidato, l’indipendente Sergio Giordani, imprenditore e presidente dell’interporto locale. Il segretario cittadino del Pd, Antonio Bressa,  preoccupato del fatto che «Bitonci abbia già cominciato da tempo a battere in lungo e in largo i quartieri», sostiene che per le primarie generali non ci sia più tempo (il che si poteva prevedere anche prima…). Posizione dal timore che Giordani possa soccombere di fronte al più carismatico Lorenzoni?

CEMENTO ZERO. O NO?
Ai cittadini, in ogni caso, interessa sapere cosa faranno i candidati se eletti sindaci. I famosi “programmi”. Coalizione civica, che è una galassia in cui la componente ecologista ha un peso non indifferente, porta al primo posto della sua piattaforma di programma un punto definito: «Stop al consumo di suolo e rigenerazione urbana. Il nuovo modello di sviluppo della città deve basarsi sul recupero e il riuso delle aree edificate e degradate per perseguire gli obiettivi della sostenibilità sociale dei quartieri e per combattere il rischio idrogeologico». Ora, quello che è stato descritto così minuziosamente dalla Coalizione sulla sua bacheca Facebook (non c’è ancora un sito web ufficiale) non sarà magari il tema dominante presso l’elettorato medio padovano – la pancia, coi suoi diritti come la “testa”, è più sensibile a sicurezza, degrado urbano, viabilità – ma lo è per la base della sinistra come di parte dell’elettorato Dem. Quando la componente più a sinistra di Coalizione Civica poneva il veto su centristi (Ncd) ed ex bitonciani (Foresta), ci sarà anche un po’ di snobismo antropologico, ma senz’altro anche una questione di compatibilità con forze che invece al “cemento zero” non ci pensano proprio.

NUOVO OSPEDALE: Sì, VEDIAMO, BOH…
A incombere, poi, c’è partita del nuovo ospedale. Nella primavera del 2014 è stato uno dei due vincenti cavalli di battaglia del leghista Massimo Bitonci, assieme al tema dell’immigrazione nelle periferie. Lorenzoni fa suo il pensiero propugnato per anni da Ivan Cicconi, uno dei massimi esperti di contratti pubblici in Italia (mancato pochi giorni fa): prima di parlare di ospedale nuovo occorre redigere «una approfondita analisi in termini di costi-benefici» senza la quale ogni opzione, da quella dei terreni sino alle specificità costruttiva, appare priva di senso. In generale si tratta di un punto di vista improntato a rigore. Ma nel caso particolare, potrebbe essere interpretato come una condotta attendista pensata per avere le mani non troppo legate in vista di un ipotetico accordo col Pd e i suoi alleati di centro al ballottaggio. Giordani, dal canto suo, sul nuovo ospedale qualcosa di certo e definitivo non lo ha ancora detto.

L’INCUBO 2014
Insomma, si passa da un estremo all’altro: ci sono punti molto chiari, dove non è chiaro come si troverà un compromesso (urbanistica), dall’altra ce ne sono altri in cui la vaghezza predomina (nuovo ospedale). Come conciliare l’esigenza di rispettare le proprie idee con quella di evitare l’incubo di andare divisi al punto da ripetere la debacle che portò Bitonci a Palazzo Moroni? Alle prossime settimane l’ardua sentenza. Con l’attuale legge elettorale nel caso di una “Große Koalition” che vada da ambienti del centrodestra alla sinistra più radicale, gli eletti in consiglio e la distribuzione dei gruppi potrebbero penalizzare il peso del raggruppamento di Lorenzoni. Il quale avrebbe avuto mandato di non arretrare su questo versante. Ne deriva che se alleanza sarà, sarà perché uno dei due protagonisti farà un passo indietro o una avanti, a seconda dei punti di vista e a seconda delle questioni in ballo.