«Veneto sott’acqua, nel 2100 addio a 30 km di costa»

«La fusione dei ghiacciai e la dilatazione termica dell’acqua più calda fa aumentare i livelli marini, anche nel Mediterraneo». È l’allarme lanciato dal meteorologo Luca Mercalli in uno speciale pubblicato su La Stampa e ripreso oggi da Piero Erle per il Giornale di Vicenza a pagina 7.  Secondo lee rilevazioni, «il livello dell’Adriatico è cresciuto di 17 centimetri dal 1985, ed entro questo secolo gli oceani potrebbero salire di un altro mezzo metro». «La sopravvivenza di Venezia è a rischio, e difficilmente sarà il Mose a salvarla», rileva Mercalli. Ma c’è di più: lo studio “Sea-level rise and potential drowning of the Italian coastal plains: Flooding risk scenarios for 2100” pubblicato su “Quaternary Science Reviews”, e rilanciato da “National Geopraphic Italia”, ha previsto un cedimento delle aree costiere compresa la costa nord adriatica e quindi la laguna di Venezia.

Secondo i ricercatori tra cui gli italiani italiani di Enea-Sspt, l’aumento del livello del mare previsto entro il 2100 «cambierà radicalmente l’attuale morfologia, inondando potenzialmente fino a circa 5.500 chilometri quadrati di pianure costiere». In particolare nell’area dell’Adriatico che si trova poco sotto Venezia, il mare potrà mangiarsi oltre 30 chilometri di costa con danni per l’intero territorio regionale. Si calcola infatti che anche riducendo le emissioni in maniera sostanziosa, il livello medio dei mari salirà tra i 28 e i 60 centimetri.

Sul litorale veneto inoltre non sono presenti barriere naturali come le dune e le molte aree totalmente antropizzate sono prive di difese. Venezia infine presenta «abbassamenti tettonici che arrivano quasi a raddoppiare l’effetto dello scioglimento dei ghiacci», spiega il capo del team scientifico di Enea, Fabrizio Antonioli. Ma non tutto è perduto, di qui l’appello lanciato dai ricercatori alla politica: «da qui a qualche decennio – continua Antonioli – l’innalzamento ci sarà e su questo non c’è nulla da fare, ma costruendo dighe, idrovore e prendendo provvedimenti adatti sarebbe possibile evitare gli allagamenti».

(ph: l’immagine dell’articolo fa riferimento allo scenario più catastrofico al 2100, ossia di un innalzamento del mare di oltre un metro)