Don Torta: «la mia lotta contro la finanza disumana»

In un’intervista sull’ultimo numero del settimanale cattolico Credere a pagina 8, Don Enrico Enrico Torta, parroco di Dese (Venezia) e paladino delle famiglie truffate dai crack delle due ex popolari venete, è tornato a parlare di etica e finanza. «Io non mi batto per qualcosa, ma per qualcuno – esordisce il sacerdote – Non ce l’ho con la finanza, ma solo con quella che non è al servizio dell’uomo. Attenzione, però: chi schiaccia la dignità umana, bestemmia Dio».

Don Torta, 78 anni, nato in una zona popolare di Venezia in campo San Giacomo dell’Orio, ha ancora sulle spalle la guida della parrocchia del piccolo paesino di campagna in provincia del capoluogo lagunare: «al Patriarca ho detto di recente: “Eccellenza, quando vuole io lascio”. Ma lui mi ha incoraggiato a rimanere. Sapete, a Venezia c’è un proverbio che dice: “quando i granchi scarseggiano, va ben anca le sate (vanno bene anche le zampe, ndr)” –  ironizza il prete – io, adesso, faccio da zampa».

Il suo impegno nel sociale cominciò quando prese a cuore i problemi delle famiglie gravate dal lavoro domenicale per poi avvicinarsi alla lotta dei tanti commercianti mandati in rovina dai grandi centri commerciali e dalla liberalizzazione degli orari voluta dal governo Monti: «sono cresciuto in un posto dove tutti si conoscevano, e i piccoli negozi erano il tessuto connettivo di una comunità, Eravamo come una grande famiglia . Se chiude una bottega, lascia anche un vuoto sociale». «La domenica – continua don Torta – deve restare la giornata della famiglia. Per noi credenti, in più, è il giorno del Signore, ma questa, anzitutto, è una battaglia laica».

Poi sono arrivati i crack di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca e il parroco di Dese si è lanciato in un’altra battaglia: «un popolo di 200 mila tra imprenditori, famiglie e pensionati ridotti sul lastrico a causa della mala gestione delle banche. I casi di suicidio sono stati più d’uno (…) mi sono messo a disposizione e abbiamo fondato il “Coordinamento banche” che porta il mio nome – racconta don Torta – ricevo telefonate tutti i giorni. L’ultima, quella di una figlia che ha dovuto portarsi a casa la madre ammalata e non autosufficiente, perchè non ha più i risparmi necessari al pagamento della retta. Non si può stare zitti. Quando uno sbaglia, paga (…) Come Chiesa, non si può stare a guardare. e di fronte alla disperazione bisogna ricordare che Dio non si dimentica dei suoi figli in difficoltà».

La mia vocazione? «Da giovane, in realtà, volevo fare il chirurgo – rivela il parroco -Poi sulla mia strada s’è messo un sacerdote che mi ha illuminato: ” il mondo ha più bisogno di chirurghi dell’anima”, e son entrato in seminario di Venezia (…) Mi sono formato con la teologia del Concilio. Una stagione irripetibile, entusiasmante». Fare il prete? «A volte mi assale il dubbio se sono degno – conclude don Torta -. Poi mi viene in aiuto ancora la Bibbia che ci insegna come il Signore si affidi spesso a mezze cartucce. Allora dormo sereno».