Paese (Tv), il sindaco: «il caso Abrahamowicz non c’è». Sicuro?

Il presunto abuso edilizio del prete lefebvriano? Il leghista Pietrobon risponde in consiglio. Senza rispondere nel merito

Il prete lefebvriano don Florian Abrahamowicz, noto per le sue posizioni politiche e religiose, è al centro di un caso edilizio a Paese (Treviso), per utilizzare un magazzino annesso a una bifamiliare come luogo di culto di libero accesso pubblico. Le segnalazioni di presunto abuso hanno ricevuto una risposta ufficiale da parte del sindaco leghista Francesco Pietrobon (in foto) nel corso della seduta del consiglio comunale di lunedì 20 febbraio scorso, a seguito di una interpellanza del Partito Democratico.

Sostiene Pietrobon che «nel sopralluogo che è stato fatto (…) è stato ricordato al proprietario sig. Weissteiner Josef e a don Florian Abrahamowicz che la struttura esistente può essere utilizzata solo per la destinazione d’uso a deposito/magazzino», aggiungendo che «per quanto riguarda la destinazione del manufatto, tutti siamo consapevoli che è un magazzino, gli stessi abitanti e frequentatori della casa in via Levade n. 9 sono consapevoli che quello è un magazzino». Prosegue il sindaco: «Don Abrahamowicz, da canto suo, ha replicato che si può pregare dove si vuole, che anche in Comune c’è un crocifisso, ma che comunque è consapevole che la struttura in oggetto non è una chiesa, bensì un magazzino».

Secondo il sito internet www.domusmarcellefebvre.it al link “Sante Messe” e guardando il canale Youtube “don Floriano”, pare proprio che il magazzino sia una chiesa di fatto, in cui si celebrano messe domenicali e festive. Lo stesso religioso, al minuto 45 di questo video sul suo canale, parla di «cappella privata» che «sarà benedetta da un vescovo» nel corso del sermone della quarta domenica dopo l’Epifania. Ma secondo Pietrobon, «per quanto riguarda la destinazione del manufatto (…) non ci sono segnalazioni particolari da fare».

In passato Vvox aveva cercato di sentire direttamente il sindaco, ma questi si era negato. Resta da capire, a maggior ragione dopo le sue parole in consiglio comunale, come conciliare l’uso religioso pubblico con la destinazione d’uso e se tutte le norme di sicurezza sono rispettate. Interrogativi che potrebbero interessare anche la Procura di Treviso, anch’essa finora muta. La questione non è un bagatella. Se passasse il messaggio per cui ogni luogo, a partire da un modesto magazzino, può essere adibito a luogo di culto senza averne i requisiti, con che faccia poi si potrebbe contestare, per esempio, l’anarchia delle “moschee-scantinato” dei centri islamici fai-da-te?

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