Verona, il rosso Welponer: «Trevisi candidato giusto»

L’esponente storico della sinistra scaligera: «ma accetterà solo se il Pd si unisce». Tosi col centrosinistra? «L’avevo proposto, ma oggi è impossibile»

«Gianpaolo Trevisi non accetterà mai di scendere in campo per le prossime municipali se la sua figura dovrà diventare elemento di divisione e di scontro in seno al centrosinistra, a partire dal Pd». Nadir Welponer (in foto), volto storico della sinistra veronese (con un passato prima nel Pc, poi nel Pds e «terminato nei Ds perché non convinto nel progetto di fusione fredda tra eredi del Pc e Dc che il Pd ha rappresentato») mette una condizione alla candidatura a sindaco di Verona per il Pd del direttore della scuola di polizia di Peschiera.

Già consigliere comunale e poi consigliere regionale, ai taccuini di Vvox Welponer spiega che è stato lui stesso, assieme ad un altro paio di persone che ruotano attorno alla civica “Verona attiva” (già in moto in vista delle comunali di primavera) a contattare «direttamente Trevisi e a spronarlo affinché accarezzasse l’idea di correre da sindaco. Lo conosco da molto tempo e ho intravisto in lui una delle poche persone che possa esprimere al meglio e con coinvolgimento il meglio del centrosinistra veronese».

Welponer spiega poi le ragioni per cui proprio Trevisi a suo dire abbia le carte in regola «per tentare di strappare una città che con ogni probabilità potrebbe finire in mano» al Carroccio, pur con un centrodestra frammentato: «Trevisi è un servitore dello Stato di prim’ordine. Ha un approccio ai problemi della società che parte sempre dalle ampie vedute. È uomo d’ordine ma anche di cultura. È il poliziotto che scrive romanzi, ma che ha anche chiesto scusa per il comportamento della polizia al G8 di Genova».

Ma allora per quale motivo il Partito democratico appare così diviso su quel nome? «Sui media è spesso comparso il mio nome associato a quello di Giorgio Massignan, Corrado Brigo e Mario Allegri. Ci definiscono pontieri o mediatori chiamati in causa dal centrosinistra. Per quanto mi riguarda vorrei precisare che è stato il sottoscritto, che pur non avendo alcuna tessera di partito in tasca, lo scorso anno si è attivato per cercare di tenere il centrosinistra unito in una Verona in cui le scelte centrifughe sembravano prevalere. Quanto al Pd la situazione è difficile da interpretare. Ad esempio c’è il deputato scaligero Vincenzo D’Arienzo che non nascondendo le sue simpatie per l’ex consigliere regionale dell’Idv Gustavo Franchetto, spiega coerentemente che vorrebbe le primarie. Altri settori del Pd invece al momento non si capisce bene che posizione assumeranno. Come può il centrosinistra essere competitivo se esiste questa frammentazione dentro al suo principale pilastro, ovvero il Partito Democratico?».

Il dubbio è che Trevisi non si senta attrezzato per una doppia campagna elettorale, prima interna e poi esterna, contro centrodestra e M5S. «Lo escludo – spiega Welponer – a Trevisi il carattere non manca, ma mettiamoci nel suo ruolo di uomo delle forze dell’ordine: non ha nessuna intenzione di trascinare la sua divisa in una eventuale gazzarra interna al Pd. Motivo per cui scenderà in campo solo se la sua scelta sarà ampiamente condivisa. Ricordiamoci bene peraltro che sarà una campagna con molti avversari, dal M5S al Carroccio, al centrodestra sino alla compagine di Flavio Tosi».

Tosi in passato era stato tirato in ballo proprio da Welponer, che intervistato dal Corriere del Veneto aveva ipotizzato un Pd che si alleava con i tosiani in un ipotetico scontro con la Lega. Oggi però a leggere con attenzione quell’apertura “da sinistra” al sindaco di centrodestra, l’accordo con i tosiani è visto come molto meno auspicabile. Cambiato idea? «É vero che lanciai quella proposta. Quella ipotesi nel Pd girava a mezza bocca e io la feci mia per far venire allo scoperto i sostenitori di quel percorso. Allo stesso tempo dissi però che l’accordo si sarebbe potuto fare solo se i tosiani avessero rinunciato al cimitero verticale, al traforo delle Torricelle e se avessero rinegoziato la questione dell’Arsenale». Di fatto una vera e propria richiesta di abiura rispetto alla quale «non c’è stata alcuna replica da parte di Tosi» e non poteva esserci «neanche da parte del Pd. Ed è in ragione di questo doppio silenzio che oggi considero impercorribile la strada di una alleanza magari al secondo turno con il raggruppamento di Tosi, a fronte di un centrosinistra che dovrebbe presentarsi con tre componenti tutte agguerrite: una di sinistra riferibile a Michele Bertucco, una Dem e una civica».

Frattanto proprio a Palazzo Barbieri c’è una indiscrezione che prende corpo: quella di un Trevisi che se non sponsorizzato, sarebbe comunque assai ben accetto dal prefetto Salvatore Mulas che vedrebbe il direttore della scuola di Ps di Peschiera quale un ottimo interlocutore in un hinterland scaligero in cui la presenza del crimine organizzato (‘ndrangheta) diviene sempre più preoccupante.